People between tradition and modernity, and sometimes they come back.

Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post

giovedì 15 luglio 2010

Una lettera d´estate

Lo scrivere e l' aspettare di ricevere una lettera hanno una sorta di fascino misterioso. A maggior ragione, in una torrida estate come questa che non risparmia nessun angolo d´Europa (anche oggi ci sono 36 gradi..), una lettera d'estate diventa un po’ come un libro per l'estate. E come un libro, con tanta luce e calore, si carica di inebriante energia.

A proposito, il mio libro per questa estate, che ho quasi terminato, è "Il cuore dei Briganti" di Flavio Soriga. Ho letto quasi tutto di Soriga e mi sono sempre piaciuti i suoi romanzi ed è anche per questo che ho comprato questo suo ultimo lavoro. Inizialmente però la sua lettura non mi ha convinto come le altre volte, forse perché non pensavo che mi sarei trovato di fronte un romanzo picaresco. Poi però sono entrato nella parte e devo dire che adesso mi sta coinvolgendo parecchio. Un' avventura fuori dal tempo nell'isola di Hermosa (forse l´isola che conosciamo...).

(Foto Senzaoggetto 2010)

mercoledì 27 agosto 2008

Sardinia Blues (2)


Avevo già parlato di "Sardinia Blues" di Flavio Soriga (vedi post del 21/02/2008) ma oggi desidero ritornare sull'argomento per segnalarvi il commento di Beppe Severgnini su Italians:
"Buon libro, quello di Sòriga: la Sardegna stile Kerouac, niente Costa Smeralda e niente Barbagia, Oristano di notte e le pizze a Cabras, il far-west d'Italia con la sintassi libera (tra spiagge, ragazze, badanti polacche, poco lavoro, viaggi a Londra, troppo alcol e sesso triste). L'autore ha raccontato benissimo la talassemia, e le cure necessarie: cosa non facile da fare, in un romanzo, ma c'è riuscito."
Bravo Flavio!

(Fonte: www.corriere.it/solferino/severgnini/)

Creative Commons License
Queste opere sono pubblicate sotto una Licenza Creative Commons.

sabato 23 agosto 2008

Identità e dintorni


L’unica identità è la mia carta di identità”. Inizia con questa battuta la risposta di Giorgio Todde quando gli chiedo quale sia la sua idea di identità che tanta importanza riveste nel dibattito culturale sardo. Poi però aggiunge “Le risponderò portandole come esempio quanto avviene in medicina, dove solitamente il paziente si accorge dell’esistenza e dell’importanza di un organo solo quando questo è malato. Ecco com’è l’identità in Sardegna”. La sinteticità e l’efficacia, uniti all'ironia a tratti caustica, lasciano poco spazio agli equivoci e confermano positivamente le mie aspettative sull’incontro di giovedì sera al Museum Europäischer Kulturen (Museo delle Culture Europee, ndr) di Berlino.

Giorgio Todde e Maria Giacobbe hanno partecipato alla presentazione di due loro libri, “L’occhiata letale” e “Diario di una maestrina”, recentemente tradotti in tedesco. La serata si è aperta con una breve analisi della letteratura sarda contemporanea, seguita dalla lettura di alcuni brani in tedesco e in italiano poi conclusasi con le domande del pubblico. I due autori sono apparsi essere persone molto piacevoli, aperte al dialogo e a loro modo impegnate pur proveniendo da esperienze differenti.

In Danimarca da oltre quarant’anni, Maria Giacobbe è nata a Nuoro e scrive in italiano e danese da Copenhagen dove vivono anche i suoi figli. Ama la Sardegna, ogni volta che torna la trova sempre più bella ma non altrettanto può dire della sua gente che gradirebbe più “buona”. Vorrebbe vedere una Sardegna che cambiasse diversamente, che fosse capace di offrire più opportunità ai suoi giovani. Insomma, proprio perché l’ama ne è così critica.

Giorgio Todde è cagliaritano.
Nel capoluogo sardo svolge la professione di medico oculista ma è anche un intellettuale attivo, scrive per la Nuova Sardegna ed è stato membro del comitato scientifico che ha contribuito all’elaborazione del Piano Paesaggistico Regionale. Quando un signore tedesco gli chiede che cosa significhi per uno scrittore vivere in un’isola risponde “Non ho mai vissuto l'insularità come un limite e non ha mai sentito l'esigenza di lasciarla. Già dagli anni cinquanta Cagliari era collegata a Roma da otto voli giornalieri...”.

Dopo gli autografi e le fotografie ci siamo intrattenuti per circa due ore nel parco dove è stato allestito un buffet e si è parlato dei temi più svariati: dalla politica regionale al paesaggio, dall’esperienza qui a Berlino alle sfide prossime a venire.
Maria Giacobbe ha raccontato dei significativi aneddoti della sua infanzia e quando le ho chiesto quale fosse il suo segreto per mantenersi così giovane mi ha confidato “Pensare di avere sempre cinque anni, ma soprattutto conservare sempre la curiosità dei cinque anni”.

(Foto: 2008 Quilmes)

Creative Commons License
Queste opere sono pubblicate sotto una Licenza Creative Commons.

domenica 16 marzo 2008

Libertà e creatività espressiva. Come difenderle.


Rodari, Munari e Bergonzoni ci ricordano quanto sia importante difendere la nostra libertà e soprattutto la nostra creatività espressiva da tutte quello forme “standardizzate” e da quei luoghi comuni che tendono ad incanalare il linguaggio lungo binari fissi e prestabiliti.

Nelle righe che seguono ho cercato di accostare tra di loro alcune parti delle loro opere, un accostamento non casuale che spero possa essere spunto per ulteriori riflessioni.
In particolare desidero sottolineare come, nel romanzo "Il libro degli errori", l'instancabile sperimentatore Munari si diverte a ribaltare i codici rappresentativi, liberando l'immagine dal rapporto servile di mera illustrazione per ritagliarsi spazi autonomi e realmente di ricerca. Buona lettura.



Proverbi

Dice un proverbio dei tempi andati:
"Meglio soli che male accompagnati".
Io ne so uno più bello assai:
"In compagnia lontano vai"

Dice un proverbio, chissà perché:
"Chi fa da se fa per tre".
Da quest' orecchio io non ci sento:
"Chi ha cento amici fa per cento".

Dice un proverbio con la muffa:
"Chi sta solo non fa baruffa".
Questa, io dico, è una bugia:
"Se siamo in tanti, si fa allegria".

(da: Gianni Rodari, Il libro degli errori, Torino, Einaudi, 1964)


Il linguaggio per Rodari (il varesino che ha raccontao il mondo ai bambini) diventa non solo uno strumento comunicativo e costruttivo, ma persino un mezzo attraverso cui attribuire valore ed essenza alle cose: un cane senza la c iniziale, ovvero un "ane" è come un cane senza testa, ovvero ha perso la sua stessa identità e fisionomia di cane; la benzina con la s al posto della z non fa camminare le automobili, gli occhiali senza h non ci permettono di vedere, l' "oglio" con la g è un pessimo condimento, e così via. La lingua, dunque, permette di dare un nome alle cose e quel nome ne definisce il ruolo e la funzione.


"In cielo c'era una splendida mezza luna, un pugno di prezzemolo e tante stelle"

(da: Alessandro Bergonzoni, Le balene restino sedute, Milano, Mondadori, 1989)

L'interpretazione straniante di "mezza luna" che vede in essa non l'astro che brilla in cielo ma l'arnese affilato che si usa per preparare i soffritti in modo rigorosamente artigianale, fa in modo che, accanto alla suddetta mezza luna, appaia per l'appunto il pugno di prezzemolo, essenziale per il soffritto.





"2 marzo Hanno verniciato di verde la mia amica Mariarosa: non so più come chiamarla. Vandali"
(da: Alessandro Bergonzoni, E' già mercoledì e io no, Milano, Mondadori, 1992, Il testo è scritto in forma di diario n.d.r)
La portata scandalosa dell'iniziativa degli ignoti verniciatori sta nell'aver posto fine, grazie alla mano di verde, alla condizione alla base della denominazione dell'amica del protagonista Maria-ROSA. Poiché Maria Rosa è un nome proprio "depositato" mentre Maria Verde non lo è, il nostro protagonista, dopo la verniciatura della sua amica, si trova in difficoltà onomastiche. Appropriata la chiusa "vandali", epiteto rivolto per antonomasia a chi distrugge l'integrità di qualcosa di prezioso che non può più essere come prima (l'identità, in questo caso).

(fonte: www.michelececchini.it "UNA RIFLESSIONE SULLA LINGUA La competenza semantica")

giovedì 21 febbraio 2008

Sardinia blues: dopo cinque anni un nuovo, coinvolgente romanzo di Flavio Soriga


Perchè i protagonisti di Sardinia Blues sono così inquieti? I tre principali intendo, ma non solo...
E perché non dovrebbero esserlo? Vivono in un Paese che non è mai stato così ricco e dove la cosiddetta classe media sta scendendo a precipizio i gradini della scala sociale, hanno trent’anni in Italia dove i sessantenni(che quando avevano vent’anni loro dicevano di volere la rivoluzione) non vogliono mollare un solo centimetro cubo di potere, dove ti chiamano Giovane Imprenditore fino ai cinquanta. Hanno trent’anni, hanno studiato, viaggiato, non sono stupidi, e vivono in un posto in cui ti propongono, con una laurea e un dottorando, di cominciare a lavorare per 500euro al mese...mi sembra che essere inquieti sia il minimo.
Via dalla Sardegna allora? Bisogna rassegnarsi?
Non so, io non me la sento, di dare consigli. Eppoi forse oggi si può partire e tornare spesso, come prima era molto difficile. Certo, si paga pegno: non sentirsi più a casa propria in nessun posto. Ma poi non so nemmeno se partire vuol dire rassegnarsi. Ma il mondo così grande, là fuori, è davvero tutto peggiore della Sardegna? Certo, ciò che è triste è essere costretti, a partire. Ma poi il discorso è molto molto più complesso di così, e io sono soltanto un romanziere.

(Intervista di Alberto Urgu tratta da www.sardinews.it)