People between tradition and modernity, and sometimes they come back.

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martedì 27 aprile 2010

Quasi un western...


La luce, forte – abbagliante - sicura, è ormai arrivata anche a queste latitudini (del resto era ora dopo questo lunghissimo e buio inverno, ndr) anche se e´nell’ isola che ha dato il meglio di sé. E´vero che laggiù presto lascerà lo spazio ad un sole spietato dal quale proteggersi però intanto mi ha regalato tante immagini che non dimenticherò e che in qualche modo hanno scandito le mie due settimane in Sardegna.

Prima fra tutte quella dei vagoni merci in sosta all'ingresso della stazione di Sassari: sembrava quasi di essere finito in un film Western. In un pomeriggio di aprile, dopo aver attraversato a piedi tutto il centro storico, dal Museo Sanna sino alla stazione passando per Piazza Italia, ecco rivelarsi uno scenario incredibilmente aperto e di orizzonti quasi infiniti. Le nuvole bianche e veloci, i binari bruni e arrugginiti, gli edifici sullo sfondo chiari, sinuosi e bassi con intorno brezza, silenzio e ombre. Davanti a me qualche turista con zaino e bicicletta insieme a dei viaggiatori difficilmente inquadrabili come pendolari.

Il pendolarismo richiama, infatti, immagini di movimenti urbani rapidi e veloci, con porte delle carrozze che si aprono in simultanea per fare entrare ed uscire istantaneamente decine di passeggeri, fermate brevi e frequenti in paesaggi metropolitani. Quelli di Sassari sembravano invece destinati ad un percorso lento e tortuoso in campagne dai panorami mozzafiato con falesie, nuraghi e altipiani di altri tempi e di altri spazi. Dal finestrino delle carrozze avrebbero di lì a poco visto greggi e buoi con nel mezzo una ricchissima fauna selvatica in piena attività: falchi, poiane e altri rapaci. Non importa se poi anche loro avrebbero atteso, tra telefonate e letture, di rientrare a casa dopo una lunga giornata di lavoro o di commissioni: quel paesaggio li avrebbe comunque resi più viaggiatori che pendolari.

martedì 16 marzo 2010

La lunga notte del Master and Back


Sono state contate 800 domande per il lavoro nell’Isola, dopo la conclusione dell’esperienza maturata al’estero. Ma i 15 milioni regionali a disposizione garantiscono i fondi a circa trecento persone. E l’Agenzia del lavoro è stata chiara: le domande saranno accolte da lunedì 15 marzo in ordine di arrivo.
Nonostante le rassicurazioni politiche sulla copertura finanziaria per tutti i laureati che hanno presentato la domanda di inserimento nelle vetrine regionali (circa 1000 persone altamente qualificate) , in molti hanno peró preferito non fidarsi e bivaccare dinnanzi all'agenzia regionale per il lavoro per la consegna delle domande. E scatta la corsa.

Dottori o terremotati?

Domenica sera verso le 20 in coda già si contavano 104 persone. Coperte, sedie pieghevoli, pizze da asporto, birre e un po’ di musica. Dalla mezzanotte i giovani in fila vengono accolti dalla Protezione civile dentro una tensostruttura (stile servizio catering) di 200 metri quadri, in grado di accogliere 400 persone (i responsabili contavano circa 300 persone per la notte) montata nel cortile dell’Agenzia del lavoro. Fuori 6 gradi, ma dentro il conforto di sei stufe e fungo da esterno (con estintori), da subito troveranno acqua e un po’ di cibo. Le bevande calde (caffè, latte, ecc.) in arrivo alle 5 del mattino. All’esterno sono stati montati 4 bagni chimici (due per sesso) e un’ambulanza. Otto i volontari della Protezione civile in servizio, due assistenti e 4 agenti di sicurezza. All’esterno anche un’ambulanza. Sue le uscite di sicurezza: una in via Nebida e l’altra in viale Monastir.

E poi in coda per l’accesso al finanziamento per il back, il rientro lavorativo in un’impresa sarda, dopo l’esperienza all’estero. «Allucinante», commenta una ragazza al cancello dalle 7, «sembra un film di fantascienza, ma dove stiamo arrivando?»

Foto: la fila dinnanzi agli uffici della Regione lunedi mattina a Cagliari (fonte: www.notizie.alguer.it, www.unionesarda.it)

mercoledì 30 dicembre 2009

Barbagia Flores


E' lo stesso nome dell'azienda agricola, Barbagia Flores, che fa pensare ad un romanzo, che rimanda a protagonisti della fantasia letteraria di uno scrittore. Poi, leggendo l'intervista a Stevano Wallner de L'Unione Sarda del 27 dicembre 2009 ("Dietro il silenzio degli assassini. Stefano Wallner: i Sardi hanno perso per sempre") sembra davvero di rileggere le pagine di uno dei tanti racconti di Giulio Angioni, penso per esempio ad Assindira o, come lo stesso Wallner cita nell'intervista, a "Il giorno del giudizio" di Salvatore Satta.

Ed invece, dietro quel nome "Barbagia Flores", c'è purtroppo una storia vera e contemporanea che ci sbatte in faccia il lato oscuro della Sardegna. Un lato superabile ma di cui bisogna comunque tener conto.

Link: articolo Unione Sarda "Dietro il silenzio degli assassini. Stefano Wallner: i Sardi hanno perso per sempre"

(Foto Quilmes: Canne al vento a Porto S.Paolo, inverno 2009)

sabato 28 marzo 2009

Nasce Sardegna Democratica



Segui in diretta l'incontro di Sanluri a partire dalle 15,30.


Video chat rooms at Ustream

lunedì 23 marzo 2009

Una nuova Marmorata?


Le isole della Marmorata sono piccole, quasi incastonate tra le rocce e si trovano nei pressi di Santa Teresa di Gallura lungo la costa nord-orientale sarda. Popolate da rare specie di piante e di animali come ad esempio la lucertola di Pedriaga, scoperta dallo zoologo che le da' il nome, rappresentano un contesto ambientale dalle caratteristiche uniche.

A poche centinaia di metri sorge l’hotel “La Marmorata Village” che viene così descritto nelle pagine internet di un famoso operatore turistico:

"HOTEL 598 CAMERE -Sorge su un promontorio di fronte al mare cristallino di Santa Teresa di Gallura. Questo complesso architettonico a terrazze, composto da due corpi "Maddalena" e "Caprera", ben integrati nell'ambiente circostante, affacciato su una bellissima spiaggia di sabbia con accesso diretto dal villaggio. Suggestivi gli scorci panoramici sull'ampia e bella spiaggia attrezzata."

Ben integrati nell’ambiente circostante”?!?
Sono sufficienti due fotogrammi tratti dal navigatore Sardegna3D per rendersi conto che in realtà si sta descrivendo uno dei peggiori eco-mostri mai realizzato lungo le coste sarde.

Dal dopoguerra interi tratti di costa della Sardegna hanno cambiato radicalmente aspetto. Con una forte accelerazione dovuta all’industria delle vacanze ed enormi scempi provocati da alberghi, residence, seconde case, camping, villaggi turistici. Con la complicità di tanti amministratori e troppi dirigenti sindacali nel tollerare industrie inquinanti quando la massiccia disoccupazione portava a chiudere tutti e due gli occhi sui contraccolpi.

Casi come quello della Marmorata non dovrebbero più ripetersi ed invece, oggi come mai prima, le coste della Sardegna sono nuovamente minacciate dalla cementificazione indiscrimanata a causa del recente “piano casa” del governo nazionale e della volontà di quello regionale di modificare il Piano Paesaggistico Regionale della giunta Soru. Domanda: come impedire nuovi scempi?

giovedì 5 marzo 2009

Il Regno delle Due Sardegne


Aggiornamento 7 marzo
: su aservicestudio.it sono on-lineo i video del film.

Questa sera alle 22.45 su La7 andrà in onda il film "Il Regno delle Due Sardegne" che documenta i quaranta gionri di campagna elettorale delle Regionali sarde che hanno sconvolto la politica nazionale.

Nel documento-racconto emergono due contrapposti modi di comunicare la politica e di intendere lo sviluppo di un territorio. Da una parte un Cappellacci inaspettato: comunicativo, popolare, dall'altra Soru, alle prese con la fronda a sinistra e i malumori dell'elettorato di centro-destra. Un viaggio tra il Nord e il Sud della Sardegna, che dà voce ai politici e ai politicanti, ma anche al popolo sardo, agli studenti...



giovedì 26 febbraio 2009

Costruiamoci le nostre mappe...

A picture is worth a thousand words... (Un'immagine vale più di mille parole...)

Costruiamoci le nostre mappe, soprattutto mentali!

Segnalo un interessante articolo di "In Sardegna.eu" dedicato all' analisi del voto delle ultime regionali.

La geografia sembra dire già tanto: sono prima di tutto i comuni costieri e quelli direttamente limitrofi (ovvero un territorio che compone una larga fascia costiera) i territori che hanno cambiato orientamento (celeste = comuni che confermano un voto di maggioranza al centrodestra; azzurro = comuni passati dal centrosinistra al centrodestra; rosa= comuni che confermano un voto di maggioranza al centrosinistra; rosso= comuni passati dal centrodestra al centrosinistra; giallo = non pervenuto). E questo è un risultato comune a tutte le province sarde:

La chiarezza con cui la mappa riporta l’interpretazione del risultato all’implementazione delle politiche di tutela ambientale avviate in questi ultimi anni è evidente. Soru presidente vince prevalentemente nei territori interni e centrali dell’Isola, nelle aree tradizionalmente zoccolo elettorale della sinistra in Sardegna, ma dentro queste perde importanti pezzi.

Sono chiaramente pochi, considerata l’ampia portata della vittoria nel 2004, (e dispersi) i comuni nei quali Soru ha vinto nel 2009 senza aver vinto nel 2004.

Fonte: www.insardegna.eu

martedì 24 febbraio 2009

If you read English...

Dedicato a chi capisce un pò d'inglese e ha votato dall'altra parte...

Sardinia Loses Soru
February 18, 2009 by Alex Roe

UPDATED Renato Soru, the former head of the Internet provider Tiscali, recently failed to be re-elected as the president of the Italian island of Sardinia. Soru was soundly beaten by one Ugo Cappellacci, who just happens to be the son of Berlusconi’s accountant.

Labelled as a failure during the election campaign by one Silvio Berlusconi, you might imagine that Soru virtually destroyed Italy’s jewel in the Mediterranean, however this is far from the truth.

Soru actually went about dragging Sardinia into the 21st century, and, unusually for an Italian politician, well, for most modern day politicians when I think about it, Soru dared to plan for the future. Wow, what adacity.

Funnily enough, it was probably Soru’s forward thinking, and actions which cost him the election. So, would you like to know just what ‘failure’ Soru achieved for Sardinia? Yes? Then read on. Soru’s Sardinian Successes....

Here is a summary of what Soru did while he was the president of Sardinia:

Fonte: www.blogfromitaly.com

martedì 17 febbraio 2009

Ombre sulla Sardegna


I dati del voto in Sardegna
per il rinnovo del Consiglio regionale e per l'elezione del Presidente della Regione confermano, a spoglio quasi ultimato,il netto vantaggio del candidato del centrodestra, Ugo Cappellacci, con oltre il 50 per cento dei voti. Il Presidente uscente, Renato Soru, intorno al 43 per cento.

Ho sempre pensato che l'opzione di queste elezioni fosse tra continuare ad essere dei "poveracci" o affrancarsi finalmente da certi condizionamenti scegliendo finalmente un percorso di crescita e consapevolezza basato sull’assunzione delle proprie responsabilità.
All'inizio ho anche pensato che la vittoria della coalizione "Berlusconi Presidente" fosse colpa solo e soltanto di noi sardi e della nostra tendenza ad essere "attratti dai colonizzatori" poi però ho allargato l'orizzonte e ritengo ci siano almeno altri tre elementi che hanno pesato su questo risultato.

Innanzitutto le elezioni sono state violentate da Silvio Berlusconi senza che nessuno dicesse o potesse dire qualcosa perchè questa è l'Italia di oggi. Non credo che in nessun altro paese europeo il Primo Ministro si sarebbe permesso di utilizzare la sua carica istituzionale a fini squisitamente elettorali con il triplice fine di conquistare il governo di un'altra regione (perdipiù "autonoma"), uccidere nella culla uno dei suoi futuri concorrenti (Renato Soru,ndr) e dare una forte spallata al PD. Tutto questo invece è avvenuto in Italia senza che nessuno si indignasse per la sovraesposizione mediatica del Premier e della sua spalla Cappellacci accompagnata da una macchina elettorale collaudata (la stessa utilizzata in Abruzzo e nelle politiche del 2008) e dotata di mezzi e risorse finanziarie sproporzionatamente superiori a quelle del suo diretto avversario.

Il secondo elemento è quello dell'oligopolio mediatico che controlla il mercato dell'informazione in Sardegna. Desidero sottolineare in particolare la posizione dominante del Gruppo Unione Sarda di Sergio Zuncheddu (imprenditore immobiliarista legatissimo alla lobby del mattone) che, con l'Unione Sarda e Videolina, da sempre riesce a creare e modificare il consenso soprattutto nell' Oristanese e nel Cagliaritano con risultati che non hanno mai favorito la comprensione delle riforme avviate da Renato Soru.
Un dato su tutti: in cinque anni non è mai stato intervistato da Videolina nonostante l'abbiano fatto BBC, ZDF (la tv pubblica tedesca), RAI, LA7, ecc. impedendo in questo modo a molti sardi di poter capire il significato e la portata delle politiche della Giunta Soru.

Il terzo elemento è la divisione interna al PD e in particolare a quello sardo. Il PD è un partito che è entrato in crisi sin dalla sua nascita probabilmente per aver disatteso da subito quello che era uno dei suoi obiettivi principali: allargare la partecipazione e rinnovare la classe dirigente del centro-sinistra. Il tempo ha infatti dimostrato che si è trattato perlopiù di un'operazione di facciata che ha visto le varie leadership dei partiti fondatori (DS, Margherita,ecc) creare altrettante correnti all'interno del neonato PD. Nel caso sardo il gioco delle correnti interne è stato particolarmente duro soprattutto in seguito alla decisione di Renato Soru di candidarsi alla Segreteria del partito nelle primarie dell'ottobre del 2007. E' storia recente lo scontro che ne è seguito in seguito alla vittoria di misura di Antonello Cabras (con il voto inquinato dal sostegno del centro-destra) che di fatto non governò il partito prima di portarlo, dopo le sue dimissioni, all'elezione di luglio della Barracciu (mai riconosciuta dalla corrente Cabras) e poi al recente commisariamento di Achille Pessoni inviato da Veltroni.

Il PD sardo ha quindi ampiamente deluso le aspettative dell'elettorato di sinistra presentandosi diviso e lacerato. Lo stesso Cabras durante la settimana precedente le elezioni del 15 e 16 febbraio ha preferito andare negli Stati Uniti piuttosto che fare campagna elettorale nel collegio Carbonia-Iglesias lanciando così un messaggio chiaro ai membri locali della sua corrente. Il risultato è che il centro-destra ha vinto in quello che da sempre, per la sua storia mineraria e operaia, era un feudo del centro-sinistra.

Alcuni sostengono che se Renato Soru non si fosse candidato alla Segreteria del PD sardo tutto questo non sarebbe successo. Personalmente non sono d'accordo perchè ho modo di credere che alla vigilia di quelle primarie fosse ormai chiara la volontà del partito di non ricandidare Renato Soru alle Regionali del 2009. Perchè? Pur non conoscendo i dettagli politici non mi è difficile pensare che Soru si fosse ormai spinto con le sue riforme molto oltre gli accordi del 2003 (quelli della sua candidatura alla presidenza della Regione) e che quindi fosse diventato una minaccia per lo stesso status quo del centro-sinistra (penso per esempio alla riforma dei Consorzi Industriali).

Insomma credo che la sconfitta di ieri sia principalmente il risultato di queste tre componenti cui va aggiunta comunque la responsabilità dei sardi di non aver ancora raggiunto una maturità etica e civile capace di riconoscere gli interessi generali e quelli individuali soprattutto quando questi ultimi vengono presentati come interesse collettivo.

Perchè i sardi non hanno ancora raggiunto questa maturità? Disinteresse, altre priorità nella scala dei bisogni, un' atavica soggezione verso i leader politici sicuramente sono alcune delle spiegazioni possibili ma sicuramente un ruolo chiave è quello giocato dal giornalismo con televisioni e giornali non sempre all'altezza nel contribuire alla costruzione dello spirito critico dei lettori. Anzi, come il Gruppo Unione Sarda dimostra, spesso interessati all'opposto.

Cosa comporta questa sconfitta?
Innanzitutto due degli obiettivi iniziali di Berlusconi sono stati già raggiunti: il governo della Regione Sardegna è stato conquistato e la spallata al PD è riuscita tant'è che poche ore fa Walter Veltroni si è dimesso. Rimane ancora aperta l' ultima questione relativa al futuro politico di Renato Soru. Non so cosa accadrà, l´ho visto abbastanza male nella conferenza stampa e il caos di queste ore non aiuta all'analisi. La sua leadership è comunque forte visto e considerato che ha ottenuto il 5% dei voti in più della sua coalizione ( 5% in meno per Cappellacci) ma il rischio è che una sua eventuale uscita di scena rischierebbe comunque di disperdere tutto quel movimento di partecipazione e interesse che si è sviluppato intorno al suo messaggio politico.

Una cosa è certa: Renato Soru ha rapprentato e rappresenta una enorme risorsa per la Sardegna, ci ha portato ad avere una considerazione mai avuta prima e oggi la sua caduta mette persino in forse il significato stesso della nostra autonomia che purtroppo è stata consegnata al "colonizzatore" di turno.

Per chi ha cercato di comprendere e informarsi tutto questo appare assurdo, come è potuto succedere? Ritornerà ancora una stagione riformistica come questa? Che ne sarà della vertenza entrate? Per quanto tempo ancora avremo la trasparenza amministrativa del sito della Regione?
E qui concludo con una punta di ottimismo: credo che quella che è stata la debolezza delle riforme in termini di creazione del consenso diventerà la forza della loro durata nel tempo. Mi spiego meglio: le riforme di questi anni non sono state puntuali e sensazionalistiche ma hanno riguardato in profondità l' intero funzionamento della pubblica amministrazione regionale e per questo motivo saranno molto più difficili da eliminare in tempi brevi o a colpi di delibere perchè diventate parte dello stesso funzionamento quotidiano della macchina amministrativa.
In ogni modo servirà sempre di più la partecipazione di tutti per vigilare e fare un'opposizione seria e costruttiva.
Però sarà dura e in salita, soprattutto nei prossimi mesi.

Le elezioni in Sardegna sui media stranieri:



BlogFromItaly "Sardinia loses Soru"
EuroNews "Centre right outs left wing coalition in Sardinia"
BBC News "Italian opposition leader resigns"
France24 News "Left-wing leader Veltroni resigns after Sardinia election upset"
Herald Tribune Europe "Berlusconi´s candidate wins elections in Sardinia"
ANSA News "Veltroni resigns after defeat in regional election"

sabato 14 febbraio 2009

La Sardegna è ad un bivio

“Da stasera il futuro è nelle vostre mani, ve lo consegno tutto”. Le parole che chiudono - alla Fiera di Cagliari - la campagna elettorale di Renato Soru, sugellano perfettamente questi trenta giorni di intensa campagna elettorale ed un'intera stagione politica.
Un leader-moderatore che spesso ha dovuto saltare il ruolo dei partiti nella ricerca del rapporto diretto con i cittadini andando a rappresentare un modello alternativo a quello mediatico-populista di Silvio Berlusconi.

Come ha ripetuto Renato Soru "La Sardegna è ad un bivio ma ha già indicato dove vuole andare, non si fiderà di chi pensa che il futuro migliore per noi sia il futuro che lui (Silvio Berlusconi,ndr) ci vorrà regalare."

"La Sardegna della coscienza che sa che il futuro migliore per noi e per i nostri figli è quello che noi saremo capaci di costruire con il nostro lavoro, con la nostra passione, con la nostra intelligenza, con il nostro coraggio e con la nostra generosità!".


Tra quarantotto ore si conoscerà la direzione scelta dall'isola e conto di postare qualche immagine direttamente dai seggi.

(FOTO: la vignetta è di Ruggero Soru - www.altravoce.net)

giovedì 12 febbraio 2009

L'oligopolio mediatico in Sardegna


Questo video racconta la diseguale distribuzione delle risorse nel mercato dei media in Sardegna e la conseguente difficoltà per i cittadini dell'isola di esercitare il proprio diritto al pluralismo informativo. In periodo pre-elettorale la disinformazione rischia di diventare manipolazione.
L'oligopolio in Sardegna from Pandora TV on Vimeo.

venerdì 16 gennaio 2009

Il mio commento su renatosoru.it


Ritengo che il Presidente Soru stia facendo un’ottima campagna elettorale in termini di contenuti, comunicazione e capacità di motivazione dei gruppi che già esprimono consenso ma, come ha suggerito Roberto ( commento n. 17. di venerdì 16 gennaio 2009 - ore 09:58) occorre rivolgersi maggiormente anche alla “PANCIA” dell’elettorato.

Su quel campo si concorre con le stesse strategie del berlusconismo: slogans, grande cartellonistica, proclami che nel caso dei cinque anni della prima giunta Soru possono essere collegati ai fatti e agli importanti risultati raggiunti.! MEGLIO SORU, MEGLIO LA SARDEGNA, MEGLIO L’ITALIA.

giovedì 15 gennaio 2009

Maria Giacobbe endorsment


Mi è stato inviato l' endorsment di Maria Giacobbe per Renato Soru, lo pubblico molto volentieri:

"Sono veramente dispiaciuta di non avere il diritto, in quanto emigrata, di essere fra i Sardi del'Isola - che spero e mi auguro siano la maggioranza! - che daranno a Renato Soru il loro voto.

Renato Soru, è l'uomo che per la sua luciditá di vedute, la sua indiscutibile onestà privata e politica, la sua lungimiranza senza compromessi nel programma di difesa e di sviluppo della nostra Isola, meglio rappresenta ciò che politicamente io desidero per la Sardegna.

E' perciò con tutto il mio cuore e la mia mente che mi unisco agli altri Sardi della diaspora nell'augurio che la maggioranza dei votanti sardi non si lascino ingannare da vecchi e corrotti imbonitori berlusconiani, ma restituiscano il Presidente Soru alla guida della nostra regione."

Maria Giacobbe
scrittrice

nata a Nuoro
residente a Copenaghen (Danimarca)

sabato 10 gennaio 2009

PDL in campo, diretta da Cagliari


Rai News 24 ha trasmesso in diretta dalla Fiera di Cagliari l’apertura della campagna elettorale del PDL in vista delle elezioni regionali del prossimo 15 e 16 febbraio.

E’ stato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad aprire i lavori e presentare il suo candidato Ugo Cappellacci. Il tono improntato all’ottimismo ed al pragmatismo positivo ha lasciato presto spazio ad una reazione stizzita ed aggressiva quando un gruppo di studenti ha contestato con fischi e slogan le parole del premier. “Chi sono quelli? Nostri o loro?” ha chiesto stupito prima di stigmatizzare con aggressiva veemenza le proteste dei contestatori mai ripresi dalle telecamere.

Una volta ristabilito l’ordine si è proseguito con riferimenti programmatici piuttosto vaghi e giustapposti (abrogazione dei vincoli della Giunta Soru, integrità delle coste e rispetto dell’ ambiente come fatto con Villa Certosa a Porto Rotondo (!), difesa della chimica, promozione del turismo, etc.) ma che, come lo stesso presidente ha precisato, “via via che prenderanno forma dovranno riportarte, insieme ad altri piani, allo sviluppo della Sardegna”. Tempo ancora per una battuta paternalistica, “Ho consigliato io ad Ugo di scriversi il suo primo discorso ufficiale della campagna elettorale. Si fa così quando si tratta di convincere gli altri!”, per poi passare la parola al candidato alla presidenza della Regione.

E’ un Cappellacci visibilmente emozionato, che esordisce con un tono alto, a tratti concitato, che manterrà per tutto il tempo del suo intervento. Il discorso non raggiungerà mai una sua fluidità apparendo piuttosto come una sequenza pianificata di slogan e messaggi interrotti sia da pause ad hoc che da altre impreviste, dovute principalmente a ricorrenti errori nell'articolazione delle parole.
“Tornare a sorridere, respirare aria nuova, liberare la terra sarda dal clima di tristezza e grigiore” sono il leit motiv del suo intervento che poi spazia dalla crisi del turismo ( eppure quest’anno hanno transitato negli aeroporti sardi più di sei milioni di passeggeri, record assoluto ed in controtendenza con il dato nazionale, ndr) alla disoccupazione e dalla crisi della chimica alla necessità di coinvolgere gli enti locali nei processi decisonali. Conclude con una promessa che sembra un dejavù: “Creare centomila nuovi posti di lavoro!”.

L’intervento volge al termine e Berlusconi torna sul palco per i saluti finali, ma a questo punto Rai News 24 interrompe il collegamento. Che dire di questa serata?

La macchina elettorale berlusconiana si è rimessa in moto con lo stile e l’organizzazione che la caratterizzano. Una regia attenta ai primi piani e ai campi stretti, estrema attenzione per il leader e le autorità della prima fila ordinatamente disposte secondo il cerimoniale (la coordinatrice regionale di Forza Italia, il Presidente del Consiglio ed il Sindaco di Cagliari), poche e ristrette le inquadrature del pubblico che non appare mai nella sua interezza. A queste strategie mediatiche si accompagna una capacità plateale di dimostrare una apparente unità e un lavoro di squadra( per esempio quando il sindaco di Cagilari, vero candidato anti-Soru prima del veto berlusconiano, si alza e applaude alle parole di ringraziamento di Cappellacci).

Nel complesso però solo ai disattenti e ai male informati possono sfuggire le contraddizioni di fondo e la pochezza dei contenuti programmatici che rimandano ai disastrosi risultati economici e finanziari delle giunte di centrodestra negli anni 1999-2004. In particolare, non si può dimenticare il maxi indebitamento delle casse della regione che passò dai circa 400 milioni di euro del 2000 agli oltre 3 miliardi del 2004. Per ironia della sorte, l' assessore tecnico al bilancio, nella giunta Masala che chiuse quella disastrosa legislatura, fu proprio Ugo Cappellacci.

Approfondimenti:
Rileggi il secondo ciclo elettorale "1999-2004" de "la decada perdida" sarda (il decennio perduto, ndr).

domenica 28 dicembre 2008

Macchia Nera il giorno di Natale


Il giorno di Natale mi è giunta voce di una fuoriuscita di olio combustibile dalla centrale termoelettrica dell' ENEL di Portovesme (Sardegna). Sebbene fosse ormai sera ho preso la macchina e mi sono diretto a Portoscuso per documentare l'accaduto.

Quelle che seguono sono alcune foto scattate nella spiaggia di Portopaglietto e lungo le scogliere sotto la torre di Portoscuso. La squadra di bonifica ambientale aveva appena terminato il lavoro ma i segni del catrame apparivano ancora evidenti negli anfratti tra le rocce.

L'incidente rappresenta un ulteriore campanello di allarme per un territorio che continua a ricercare un compromesso sostenibile tra tutela ambientale e sviluppo industriale.








Link: articolo de "L'Unione Sarda" del 26.12.2008

domenica 21 dicembre 2008

Yes, ajò!


Il quotidiano Liberazione ha dedicato l'ultimo numero del supplemento Queer al sorismo e al suo riformismo.

Pubblico alcune parti dell articolo di apertura di Angelo Azzaro e vi invito a leggere gli interventi di Giorgio Todde (medico e scrittore), Paolo Fresu (musicista jazz), Michele Murgia, Walter Falgio e Marcello Fois.

"La storia della Sardegna, della sua gente, non la si può raccontare senza provare a descrivere questo mix tra orgoglio, identità, coraggio ma anche un forte individualismo che spesso ha messo davanti il proprio benessere contro quello della comunità.

E' solo partendo da questo mix che si capisce chi è Renato Soru. Non è l'uomo venuto dal nulla, perché dietro di lui ci sono tutti quelli che prima di lui e insieme a lui non si sono arresi a una classe politica, perlopiù, incapace. Ma è anche un tipo speciale, perché prima di lui tutto questo non aveva avuto la forza di affermarsi, di avere la stessa visibilità.

Ma il vero motivo è un altro....

Riguarda i simboli, cioè il piano più alto del fare politica. Soru è stato capace di ridare speranza a un'isola. Di farle alzare la testa. Di darle un sogno.
Spirito identitario, follia, chiusura? Per rispondere viene in mente un romanzo. Un grande romanzo. Che però è anche un po' un libro di storia. Si chiama Passavamo sulla terra leggeri e lo ha scritto Sergio Atzeni, lo scrittore morto nel 1995 nel mare di Carloforte. Probabilmente un suicidio. Aveva 43 anni. I suoi libri sono tutti bellissimi. Ma Passavamo sulla terra leggeri è più che bello. E' unico. Eccezionale. Racconta la storia delle madri e dei padri di Sardegna.

E' la storia dei vinti, cioè la storia di chi non ha dominato ma è passato sulla terra leggero. E' la storia di chi ha imparato fuori dall'ufficialità l'orgoglio di essere quello che è. Né più, né meno. Senza spocchia sapendo che spesso il discorso dominante lo ha messo in un angolo. Passavamo sulla terra leggeri è il romanzo che spiega l'orgoglio, di ieri e di oggi, non come fenomeno di chiusura, ma come la storia di chi si riprende quello che gli è dovuto. Il passato. Ma anche la speranza. Il futuro."

Link: www.renatosoru.it

mercoledì 10 dicembre 2008

G8. La mia risposta a Sergio Rizzo


Il 5 dicembre Sergio Rizzo (autore con G.A. Sella del bestseller "La Casta") ha pubblicato, sul blog "La Deriva" del Corriere della Sera, un articolo sul G8 del prossimo anno che si svolgerà nell'isola della Maddalena in Sardegna.

Gli investimenti infrastrutturali delle opere relative al G8 venivano presentati sin dal titolo ("400 milioni per il G8 del 2009. Quattro volte più di Genova") e poi anche in chiusura ("Ma ha un senso spendere una somma del genere per un vertice alla Maddalena? ") come un insensato utilizzo di risorse pubbliche.

Mi sono sentito perciò in dovere di fare un pò di chiarezza e di spiegare ai lettori il vero significato di questo evento collegandolo alla questione irrisolta delle servitù militari in Sardegna e al riformismo soriano.



Quelli che seguono sono il mio primo commento, la risposta di Sergio Rizzo ed infine la mia risposta alla sua risposta. Buona lettura.

Il mio primo commento

Gentile Sig. Rizzo, ho letto anch'io con interesse "La Casta" e ho sempre cercato di leggere i suoi articoli su corriere.it trovandoli generalmente analitici e circostanziati. Mi spiace per questo motivo dovermi unire alle legittime osservazioni del Sig. PeppezZz sulla superstrada Olbia-Sassari e avrei gradito trovare direttamente nell'articolo le sue precisazioni sul fatto che si trattasse di una "opera assolutamente necessaria" nella regione italiana con la più bassa dotazione infrastrutturale e che comunque verrà finanziata in larga parte con fondi europei (POR e FAS) destinati a progetti di sviluppo.

Rispondo infine al suo interrogativo finale ricordandole che l'organizzazione del G8 alla Maddalena è da inserire nel più ampio progetto di riqualificazione ambientale e riconversione civile di quella che dal 1972 è stata una base militare americana che ospitava sommergibili nucleari. E' vero che anche altre regioni italiane hanno pagato e pagano il loro tributo per garantire la sicurezza nazionale ma ritengo opportuno ricordare alcuni dati sulla situazione sarda.


Con oltre 35 mila ettari di territorio sotto vincolo di servitù militare la Sardegna accoglie il 70% di tutte le servitù militari italiane (!). In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all'estensione dell'intera Sardegna. Sull'Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu, 12.700 ettari, culla di infiniti tumori), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada, 7200 ettari), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca, 1400 ettari), aeroporti militari (Decimomannu) e altre basi minori.
Sempre in Sardegna vengono esplose ogni anno quasi l'80% di tutte le bombe esplose in Italia, in tempo di pace, dall'Esercito Italiano e dagli Eserciti Alleati. Mi sembra abbastanza per poter vedere nel G8 un'occasione unica, fortemente voluta dalla Giunta Soru, per garantire uno sviluppo civile almeno ad una piccola parte di territorio, quale la Maddalena, riconsegnato alle comunità locali dopo 36 anni di servitù. Aggiungo un' ultima considerazione: in Italia si parla tanto di federalismo fiscale, a quando il federalismo militare? (il dossier istituzionale sulle servitù miliari in Sardegna è accessibile all'indirizzo http://www.regione.sardegna.it/argomenti/ambiente_territorio/servitumilitari/). Saluti e buon lavoro

La risposta di Sergio Rizzo

Rispondo a lei per replicare anche a toshgust. I fondi della Regione non sono fondi pubblici? E quelli dei Por e Fas, fondi europei da cui l'Italia attinge molto meno di quanto versa, sono forse regalati? Benedette le iniziative che ci sonsentono di utilizzarli, come la costruzione di una strada o di un ponte. Ma la questione è sempre la stessa: che c'entra il G8? Chi sostiene che "serve semplicemente a velocizzare" la burocrazia si è evidentemente rassegnato al fatto che in Italia nulla si possa fare senza emergenza. Se è così prendiamone atto fino alle estreme conseguenze: nominiamo Bertolaso commissario di tutte le opere pubbliche italiane e facciamole fare a lui con procedure straordinarie. Almeno ci sarà la par condicio delle infrastrutture. Almeno per avere una bretella o un ponte in Puglia non si dovranno aspettare i mondiali di sci nautico alle Isole Tremiti. Credo che Soru, il quale giustamente punta sullo sviluppo civile della Sardegna, non possa che condividere le mie perplessità.


La mia risposta

Gentile Sig. Rizzo, la ringrazio per la risposta al mio commento. Premesso che concordo assolutamente con Lei sul principio che non si debbano istituzionalizzare l’emergenza e il ricorso alle procedure straordinarie per rendere possibili politiche che dovrebbero invece far parte della ordinaria amministrazione e pianificazione di uno Stato, desidero fare alcune brevi considerazioni.
Innanzitutto osservo come il suo articolo sul G8 abbia suscitato un dibattito molto vivace (33 commenti sono largamente superiori alla media) ma con posizioni contrapposte abbastanza cristallizzate. Ritengo non sarebbe potuto andare diversamente a causa di una contraddizione di fondo del testo: si proponeva infatti di condannare una cattiva pratica italiana, quella del ricorso all’emergenza o all’evento speciale per realizzare opere pubbliche, prendendo però come esempio un caso, il G8 alla Maddalena, a mio avviso non riconducibile completamente alla fattispecie in esame e per di più presentandolo, sia nel corpo del testo che nel richiamo del titolo, come un classico esempio di insensato investimento di risorse pubbliche.

Come ho cercato di spiegare nel mio commento esiste un legame molto stretto tra servitù militari (lo ricordo di nuovo: la Sardegna accoglie il 70% di tutte le servitù militari italiane) e il G8. Dal lontano 2005 la giunta Soru intraprese un serio confronto istituzionale con il Ministero della Difesa che portò al ritiro, dopo trentasei anni, dell’esercito americano dall’isola e alla possibilità di ridare alla Maddalena una nuova prospettiva di sviluppo basata sul turismo e la cantieristica navale. Come si può osservare era un progetto che partiva da lontano e la scelta di includervi il G8 del 2009 è stata parte integrante di quella strategia che manca quindi di tutti quegli elementi di casualità ed eccezionalità di altri esempi da lei riportati come simili. Nel caso della Maddalena non si è trattato di una “ruota della fortuna” ma piuttosto di programmazione e costanza senza dimenticare che, dopo la caduta del governo Prodi, la Regione Sardegna ha dovuto difendere con molta tenacia quella sede che il governo Berlusconi avrebbe invece voluto spostare a Napoli.

Per concludere ritengo che le sue perplessità siano legittime e condivisibili. E’ vero che la costruzione di un ponte non dovrebbe attendere un mondiale di sci nautico ma, allo stesso tempo, non si dovrebbe neppure correre il rischio di presentare come insensato un investimento infrastrutturale fondamentale e strategico realizzato con risorse pubbliche destinate a quello specifico scopo. Dai suoi commenti emerge adesso che il problema era il COME ma rileggendo l’articolo appare evidente che inizialmente si riferisse alla SOSTANZA. Saluti e un ringraziamento per animare questo forum.

Link articolo di Sergio Rizzo

(Foto: Corriere.it, Regione Sardegna, Internet)

domenica 5 ottobre 2008

Io faccio 34


34 e non sentirli! Buon 5 ottobre a tutti, avrei potuto mettere una foto con torta e candeline ma, dal momento che proprio oggi qualcuno ha voluto un referendum sulla legge cosiddetta "salvacoste", preferisco postare un famoso manifesto di Costantino Nivola ed invitare tutti a fare altro!

Grazie a tutti per gli sms, le email e i regali!Mi hanno fatto molto piacere. L'ultimo regalo me lo ha fatto chi da deciso di non votare... :-)

Notizia Ansa 22.07
Nei tre referendum in Sardegna ha vinto l'astensionismo: non e' stato raggiunto il quorum. L'iniziativa mirava ad abrogare la legge salvacoste e alcuni articoli della norma sulla gestione dell'acqua (gestore unico e tariffa unica). Alle 19 aveva votato il 14,2%: 202 mila cittadini rispetto ai 1.471.797 degli aventi diritto. Il quorum era di 500mila elettori. E' stato un test per la Giunta Soru, che ha varato le norme oggetto dei referendum.

Per curiosità leggete cosa scriveva nel 2007 il quotidiano inglese "The Independent" a proposisto della "salvacoste".... link articolo (in inglese)

"In 2003, at 46, he (Renato Soru) decided to go into politics, launching "Project Sardinia" on the centre-left, committed to checking the despoliation of the coastline by what he called "savage tourism".
One year later, Mr Soru swept to power as president of the Sardinian region. His first act, to the fury of the developers, was to freeze all building within two kilometres (1.25 miles) of the coast. "This is a measure that will protect Sardinia and Sardinians for the next 500 years," he said.
As more and more of the Mediterranean is essentially destroyed by resort tourism, the message is bound to spread. Mr Soru's new role as "Ambassador for the Coasts" in the UN's Environment Programme gives him the chance to spread the word."

giovedì 4 settembre 2008

Buggerru, 4 settembre 1904


Buggerru, con la Laveria Lamarmora e la Galleria Henry, fu scenario delle agitazioni dei minatori che culminarono nel tragico eccidio del 4 settembre 1904 raccontato da Dessì in Paese d'ombre.

Buggerru come Montevecchio nasce e vive attorno alla miniera e ancora oggi camminare tra i viottoli e le stradine dei due borghi richiama continuamente la storia di uomini, macchine e fatica (vedi itinerario "Le miniere nell'opera di Giuseppe Dessì").

"Quando, verso le dieci, arrivarono gli operai, cominciò lo spettacolo. Erano minatori, per la maggior parte, poiché in quei giorni c'era sciopero nella miniera di Buggerru. Nessuno, a Norbio, aveva mai visto picconi maneggiati con tanta sveltezza e bravura. Sembravano ruote che girassero tagliando la roccia e la terra, facendo volare in alto scintille e schegge".
...

"Dal fondo della piazza volò un sasso che passò sopra la folla e finì contro i vetri della falegnameria. Fu l'inizio di un crescendo. I sassi ormai cadevano fitti quando, nel panico di un istante che sarebbe stato difficile scomporre nella sua fulminea successione cronologica, qualcuno, rimasto sempre sconosciuto, diede un ordine secco ed energico che i soldati eseguirono automaticamente. Come un solo uomo si fermarono, puntarono a terra il calcio dei fucili, inastarono la baionetta, poi con gesto rapido, sicuro, fecero scorrere il carrello di caricamento, misero la pallottola in canna. Non tutti lasciarono partire il colpo, ma molti lo fecero e furono soddisfatti del loro gesto. Quella cartuccia li avrebbe salvati. Più tardi durante l'inchiesta, risultò che i fucili avevano sparato da soli e che le autorità ignoravano che i soldati avessero le giberne piene di cartucce.
Felice Lìttera vide chiaramente il gesto del soldato che aveva davanti, il suo teorico diretto avversario. Senza esitazione, fece roteare il martello dal lungo manico e colpì nello stesso istante che sentiva in piena faccia la vampata della fucilata, poi il buio.
Sante Follesa, con la giacca a brandelli e il volto insanguinato si avvicinò: li conosceva tutti. Fra i morti ce n'era uno bocconi, la faccia nascosta nella polvere. S'inginocchiò, cautamente lo rovesciò sul dorso e scoppiò in singhiozzi".

...

"La notizia della strage rimbalzò per tutta l'Italia operaia. A Milano fu comunicata alla folla durante un comizio di protesta e provocò uno sciopero generale in tutta la Penisola.
Solo in Sardegna rimase senza eco, e il silenzio di Buggerru, dopo la strage, in quel triste pomeriggio di settembre, era il simbolo del silenzio di tutta l'isola nella compagine nazionale"(Giuseppe Dessì, Paese d'ombre).


(Foto: 2007 Quilmes. Monumento dello scultore Pinuccio Sciola)

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sabato 30 agosto 2008

Tuvixeddu is in Italy


Ho vari ricordi di Tuvixeddu ("colle dei piccoli fori", dal termine sardo tuvu per "cavità", ndr). Il primo è un pomeriggio di luglio del 1985 quando, con mio padre e mio zio, andammo a Cagliari per comprare delle "canne" per la veranda della casa al mare e, dopo varie indicazioni , si finì in una rivendita situata all'inizio del "canyon". Un altro è del 1993 quando, allora studente al primo anno di ingegneria, percorrevo la via Is Maglias per andare in Piazza d'Armi. Infine, in tempi recenti, tutte le volte che percorro Viale S. Avendrace per uscire da Cagliari ed imboccare la SS 130.
Ciò che accomuna queste esperienze è l'assenza di Tuvixeddu, o meglio, la percezione dell'esistenza di un vuoto, di uno spazio aperto ma in qualche modo chiuso, inaccessibile, nascosto. Di fatto il muraglione di via Is Maglias e i palazzi di viale S. Avendrace ne impediscono la vista ai più e nessun cartello, mappa o insegna indica la rilevanza archeologica di quella che è considerata la più grande necropoli punica del Mediterraneo.

E' come se la città si fosse da sempre disinteressata del colle. Se questo poteva essere giustificabile durante gli Anni '60 e '70, dell'inevitabile boom edilizio e della rincorsa alla "modernità", trovo incomprensibile che lo stesso disinteresse sia la causa del degrado attuale.
Soprattutto oggi che il colle di Tuvixeddu è al centro di una vertenza di rilevanza nazionale tra la Giunta Regionale guidata da Renato Soru, che ne rivendica la tutela paesaggistica, e alcuni gruppi edili privati che vorrebbero realizzarvi un complesso abitativo di quattrocento appartamenti, si ha la consapevolezza che non sia più sostenibile perseverare in questo oblio , pena la sua perdita irreversibile.

Link:
Firma la petizione "Salviamo Tuvixeddu"
Salviamo Tuvixeddu, in 15 giorni 800 firme, non solo sarde (da L'Altravoce.net)
Salviamo Tuvixeddu, 24 giorni 1250 firme
Speciale Tuvixeddu (Sito ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna)

(Foto: internet)