People between tradition and modernity, and sometimes they come back.

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sabato 28 marzo 2009

Matematica...


2009 - 1994 = 15

15 + 5 = 20

Totale = Il Ventennio Berlusconiano




Suggerisco la lettura di questo articolo di G.E. Rusconi "Nel nome dei popoli italiani" (La Stampa):

"...Il Cavaliere, stordito dal successo mediatico, non si rende conto che l’ampio consenso di cui già gode gli proviene da una società frammentata, destrutturata, decomposta. Una società che avanza le richieste più contraddittorie, che non sono gestibili con la retorica del «noi siamo il popolo». L’omogeneità degli interessi sociali è creata illusoriamente soltanto dall’immediatezza del rapporto tra leader ed elettori, che al momento è tutta assorbita nell’immediatezza mediatica. Il risveglio da questa illusione sarà amaro.

I politologi (almeno quelli che non sono alla corte di Berlusconi) conoscono molto bene il fenomeno che si sta verificando. Si chiama populismo democratico. Inesorabile, incontenibile, prevedibile. Nel frattempo, però, tutte le parole usate per definirlo, analizzarlo, denunciarlo si sono logorate. E non parlo delle accuse (sbagliate) di autoritarismo di stampo più o meno fascistoide. Più si ripetono queste accuse, più si consumano senza più alcuna capacità di incidenza..."

martedì 24 marzo 2009

Ci han concesso solo una vita...


Trentottoanni ma gliene daresti ventotto, un sorriso aperto e una faccettina rassicurante che però non lasciano spazio ad indecisioni o debolezze.

L'intervento di Debora Serracchiani all'Assemblea Nazionale dei Circoli del Partito Democratico è stato chiaro e deciso e ha catturato l'attenzione di tutto il pubblico presente.

Qualcuno ha già scritto che un discorso può cambiare la vita, se fosse così le faccio i miei migliori auguri!

AGGIORNAMENTO 25/03/2009: oggi il quotidiano spagnolo El Pais dedica un articolo a Debora Serracchiani. L'ho tradotto in italiano, per chi desiderasse leggere l'originale in castigliano per cortesia fare clic sul seguente link www.elpais.es

TRADUZIONE IN ITALIANO

Nasce una stella nella sinistra italiana.
Un discorso vibrante di Debora Serracchiani, dirigente locale di trentotto anni, entusiasma la base disillusa del Partito democratico.

Parla in maniera chiara e senza retorica. Snocciola veritá tra sorrisi, con la voce soave e l’indice alzato. Nel mentre, nella platea, si disfano i capanelli e cresce l’entusiasmo. La sua faccina rotonda da bambina, con coda e frangetta, inganna. Ha trentotto anni, è avvocato, si chiama Debora Serracchiani ed è segretaria del Partito Democratico a Udine. In appena due giorni è diventata la nuova speranza di un`opposizione che cerca disperatamente una voce nuova e unitaria.
I più ottimisti sostengono che sarà l`Obama del centro-sinistra italiano. Proprio come fece nel 2004 l`attuale Presidente degli Stati Uniti nel congresso del Partito Democratico, anche lei è salita alla ribalta con un discorso sentito e di forte impatto. E`durato solamente tredici minuti ma è stato il più applaudito tra quelli dell`Assemblea Nazionale dei Circoli del Partito Democratico, riunione delle basi e dei dirigenti locali.
Su internet il suo video è stato scaricato migliaia di volte e, nel sito web del PD (www.youdem.it) è il più ricercato del mese. I commenti sono entusiasti. “Grande!”. “Finalmente una voce nuova!”. “Sei vera o sei un miraggio?”.
Serracchiani si è presentata dicendo: “Sono di Udine, la città che ha accolto a Eluana Englaro”, la ragazza che è rimasta in coma per diciasette anni prima che suo padre riuscisse ad ottenere l’autorizzazione giudiziaria per sospendere la sua alimentazione artificiale. Successivamente ha passato in rassegna, una per una, tutte le debolezze e le indecisioni che affliggono il suo partito, depresso e diviso, che ha perduto il fascino e la strada a che intraprese con le primarie dell’ottobre del 2007.
“In questi mesi si è visto che il sentimento di appartenenza al partito è stato molto più sentito dalla base che non dai dirigenti”, ha detto, riassumendo lo stato d`animo di migliaia di militanti. “La colpa non è di Walter Veltroni ma dell`assenza di una leadership capace di realizzare una sintesi della linea politica”, ha continuato, fresca e simpatica. “La diversitá del partito è la sua ricchezza, però bisogna imparare a parlare con una sola voce, a rispettare la maggioranza e, se necessario, a lasciare qualcuno a casa” ha proclamato tra l`ovazione generale.
Come continuava, ogni frase veniva acclamata da applausi e grida di “brava!”. “Dobbiamo superare i protagonisimi ed i personalismi, inventare una linea politica nuova, dare spazio ad una nuova generazione, non solo di etá ma piuttosto di mentalitá”.
Ha criticato le divisioni di fronte al dibattito sul testamento biologico, la ricerca irrefrenata della visibilitá mediatica, la lontananza dei dirigenti dai problemi dei cittadini. E guardando al segretario nazionale, Dario Franceschini, gli ha detto: “Non hai un compito facile, perché non sei una faccia nuova. Pero hai il dovere di dare una nuova credibilità e lo stai facendo”.
In conclusione ha spiegato qual’è la sua idea del Paese: “Noi non ci riconosciamo in un paese che lascia la sicurezza dei cittadini nelle mani di sceriffi politicizzati; che pensa che gli immigrati sono dei criminali, che non investe nella scuola, nell’ universitá e nella ricerca, che crede che la crisi la si risolva affrontandola con più allegria, che chiede ai medici di denunciare i loro pazienti, che non riscuote le tasse dei più ricchi perché sono pochi”.

giovedì 19 febbraio 2009

"Erano belle giornate..."


Venerdì scorso, durante la chiusura della campagna elettorale a Cagliari per le regionali della Sardegna, il Presidente del Consiglio ha scherzato sulla vicenda dei desaparecidos in Argentina raccontando che "«Erano belle giornate, li facevano scendere dall'aereo...”.

Si riferiva alla triste pratica dei voli della morte (spagnolo: vuelos de la muerte) che furono un atroce distintivo della Guerra sporca Argentina, durante il cosiddetto Processo di Riorganizzazione Nazionale (1976-1983). Mediante i "vuelos de la muerte" migliaia di desaparecidos furono gettati in mare vivi e sotto l'effetto di droghe, da aerei militari.

I detenuti che venivano trasladados ("trasferiti", termine usato dagli aguzzini per indicarne l'eliminazione definitiva), di norma erano raggruppati nel sottosuolo di un Centro di Detenzione Clandestino. Qui gli ufficiali comunicavano loro che sarebbero stati trasferiti ad un centro di detenzione situato nel Sud del paese, e che quindi sarebbero stati sottoposti ad una vaccinazione. In realtà, quest'ultima consisteva in un'iniezione di pentothal, che aveva lo scopo di addormentare le vittime (ma non di ucciderle). A questo punto i detenuti, vivi ma incoscienti, venivano spogliati, caricati su camion, trasportati al più vicino aeroporto militare e imbarcati sugli aerei. La maggior parte dei detenuti veniva lanciata ancora in stato di incoscienza, ma vi sono alcuni casi in cui qualche vittima si sia risvegliata e sia stata buttata a mare in stato cosciente.

C'è un bellissimo (e drammatico) film argentino di Marco Bechis che descrive con grande forza espressiva il dramma di quegli anni: Garage Olimpo (disponibile anche su youtube).

Vedi la notizia sulla stampa argentina e italiana:

Unimondo riprende l'articolo di Elvira Corona de "L'Altravoce.net" : "Argentina: i traslados e il premier italiano"

Clarìn "...broma macabra de Berlusconi"
Unità "Berlusconi e i voli della morte"



I fotogrammi dell'immagine sono stati tratti dal film "Garage Olimpo" del regista argentino Marco Bechis

sabato 10 gennaio 2009

PDL in campo, diretta da Cagliari


Rai News 24 ha trasmesso in diretta dalla Fiera di Cagliari l’apertura della campagna elettorale del PDL in vista delle elezioni regionali del prossimo 15 e 16 febbraio.

E’ stato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad aprire i lavori e presentare il suo candidato Ugo Cappellacci. Il tono improntato all’ottimismo ed al pragmatismo positivo ha lasciato presto spazio ad una reazione stizzita ed aggressiva quando un gruppo di studenti ha contestato con fischi e slogan le parole del premier. “Chi sono quelli? Nostri o loro?” ha chiesto stupito prima di stigmatizzare con aggressiva veemenza le proteste dei contestatori mai ripresi dalle telecamere.

Una volta ristabilito l’ordine si è proseguito con riferimenti programmatici piuttosto vaghi e giustapposti (abrogazione dei vincoli della Giunta Soru, integrità delle coste e rispetto dell’ ambiente come fatto con Villa Certosa a Porto Rotondo (!), difesa della chimica, promozione del turismo, etc.) ma che, come lo stesso presidente ha precisato, “via via che prenderanno forma dovranno riportarte, insieme ad altri piani, allo sviluppo della Sardegna”. Tempo ancora per una battuta paternalistica, “Ho consigliato io ad Ugo di scriversi il suo primo discorso ufficiale della campagna elettorale. Si fa così quando si tratta di convincere gli altri!”, per poi passare la parola al candidato alla presidenza della Regione.

E’ un Cappellacci visibilmente emozionato, che esordisce con un tono alto, a tratti concitato, che manterrà per tutto il tempo del suo intervento. Il discorso non raggiungerà mai una sua fluidità apparendo piuttosto come una sequenza pianificata di slogan e messaggi interrotti sia da pause ad hoc che da altre impreviste, dovute principalmente a ricorrenti errori nell'articolazione delle parole.
“Tornare a sorridere, respirare aria nuova, liberare la terra sarda dal clima di tristezza e grigiore” sono il leit motiv del suo intervento che poi spazia dalla crisi del turismo ( eppure quest’anno hanno transitato negli aeroporti sardi più di sei milioni di passeggeri, record assoluto ed in controtendenza con il dato nazionale, ndr) alla disoccupazione e dalla crisi della chimica alla necessità di coinvolgere gli enti locali nei processi decisonali. Conclude con una promessa che sembra un dejavù: “Creare centomila nuovi posti di lavoro!”.

L’intervento volge al termine e Berlusconi torna sul palco per i saluti finali, ma a questo punto Rai News 24 interrompe il collegamento. Che dire di questa serata?

La macchina elettorale berlusconiana si è rimessa in moto con lo stile e l’organizzazione che la caratterizzano. Una regia attenta ai primi piani e ai campi stretti, estrema attenzione per il leader e le autorità della prima fila ordinatamente disposte secondo il cerimoniale (la coordinatrice regionale di Forza Italia, il Presidente del Consiglio ed il Sindaco di Cagliari), poche e ristrette le inquadrature del pubblico che non appare mai nella sua interezza. A queste strategie mediatiche si accompagna una capacità plateale di dimostrare una apparente unità e un lavoro di squadra( per esempio quando il sindaco di Cagilari, vero candidato anti-Soru prima del veto berlusconiano, si alza e applaude alle parole di ringraziamento di Cappellacci).

Nel complesso però solo ai disattenti e ai male informati possono sfuggire le contraddizioni di fondo e la pochezza dei contenuti programmatici che rimandano ai disastrosi risultati economici e finanziari delle giunte di centrodestra negli anni 1999-2004. In particolare, non si può dimenticare il maxi indebitamento delle casse della regione che passò dai circa 400 milioni di euro del 2000 agli oltre 3 miliardi del 2004. Per ironia della sorte, l' assessore tecnico al bilancio, nella giunta Masala che chiuse quella disastrosa legislatura, fu proprio Ugo Cappellacci.

Approfondimenti:
Rileggi il secondo ciclo elettorale "1999-2004" de "la decada perdida" sarda (il decennio perduto, ndr).

mercoledì 26 novembre 2008

Renato Soru si è dimesso


Le contraddizioni dello scontro interno del PD sardo esplodono sulle politiche di tutela e sostenibilità ambientale fortemente volute dalla Giunta Soru e assumono una dimensione nazionale. Spero sia l'occasione per poter iniziare un dibattito serio su questi cinque anni di riformismo soriano e sul loro valore paradigmatico per l'intero Paese. Riporto un mio commento pubblicato su "La Nuova Sardegna" e l'articolo del Corriere.it. Proprio oggi "Il Sole24Ore" aveva dedicato un articolo-analisi sul questi primi cinque anni di governo della regione.

Commento:
Le dimissioni del Presidente Renato Soru arrivano dopo l'ultimo tentativo, questa volta palese, di una corrente della sua stessa "maggioranza" di logorare il suo riformismo e la sua possibile rielezione. E' un gesto estremo, difficile da accettare per tutti coloro che credono in lui ma forse l'unico possibile e che comunque segnerà un punto di non ritorno. Adesso ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità perchè non si tratta delle tradizionali dimissioni alle quali i partiti ci avevano abituato. Questa volta si è dimesso un Presidente che, per la prima volta in sessanta anni di autonomismo, era stato eletto direttamente dai cittadini. Gli elettori presenteranno il conto e per alcuni sarà molto salato. Grazie Renato, sono certo che la maggioranza dei sardi ti rieleggerà!



Articolo www.corriere.it

l'addio arriva dopo la bocciatura palese di un emendamento voluto dal governatore
Strappo di Soru: «Mi dimetto»
Il presidente della Sardegna lascia per contrasti con il Pd sulla legge urbanistica regionale

CAGLIARI - Un vero e proprio colpo di scena. Il presidente della Regione Sardegna si è dimesso stasera dall'incarico con una comunicazione in Consiglio regionale che stava per approvare la nuova legge urbanistica.
Le dimissioni saranno formalizzate mercoledì con una lettera che sarà inviata al presidente dell'Assemblea sarda, Giacomo Spissu.

LA VICENDA - La situazione politica in Sardegna era diventata in serata molto tesa dopo che il Consiglio regionale aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 contrari e solo 21 a favore) la prima parte di un emendamento fortemente voluto dallo stesso governatore a uno degli ultimi articoli della nuova legge urbanistica, argomento sul quale si erano registrate divisioni e forti contrasti nel gruppo del Pd. Non appena il presidente dell'Assemblea ha comunciato l'esito della votazione, Soru ha lasciato l'aula e si è chiuso con i più stretti collaboratori in un ufficio. Il clima è poi diventato «incandescente» quando alla ripresa momentanea dei lavori, l'assessore dell'Urbanistica al quale il presidente si era rivolto per chiedere il parere della giunta su un altro emendamento in discussione, ha spiegato di non ritenere di poter esprimere nessun parere perchè «il presidente sta assumendo delle decisioni».

IL DISCORSO - «E' un momento critico in cui tutti siamo chiamati a dare la nostra parte migliore. Ma pur nella consapevolezza di questo momento, credo sia la cosa migliore per i sardi chiarire subito lo stato della maggioranza cui hanno dato fiducia finora e come possa terminare la legislatura, in che modo e come affrontare il futuro. Per questo utilizzo questa comunicazione in Aula per annunciare le mie dimissioni». Con queste parole, intervenendo in Aula dopo che la Giunta era andata sotto su un emendamento di sintesi all'articolo 42 alla legge urbanistica, il presidente Soru ha annunciato la volonta di dimettersi, a fronte di un «dissenso forte», manifestatogli dalla sua maggioranza di centrosinistra. »Non è un dissenso solo sul merito della legge ma ancora più una mancanza di fiducia forte fra il presidente e la sua maggioranza«, ha spiegato Soru. «Ho riflettuto sul fatto di essere un presidente eletto direttamente dai sardi. Ma non si può governare senza una forte maggioranza in Consiglio regionale, tanto più che abbiamo davanti la discussione della finanziaria, l'ultima della legislatura. Mi sono riletto la legge statutaria e ho riflettuto su cosa sia più utile per la Sardegna e non più utile per me».
«Non sarà l'ultimo giorno della mia esperienza politica», ha sottolineato ancora Soru. «Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi». Il presidente ha poi aggiunto che presenterà le dimissioni formalmente domani: saranno efficaci entro 30 giorni. Dal 21esimo al 30esimo giorno di questo periodo l'Assemblea sarda potrà discutere le dimissioni. Se non ci saranno ripensamenti del presidente, il Consiglio sarà sciolto e le prossime elezioni, già previste in primavera per la naturale scadenza della legislatura, dovranno tenersi entro sessanta giorni.

PD: RIANNODARE I FILI - Il Pd però spera ancora di portare a termine normalmente la legislatura convincendo Soru a ritirare le dimissioni. «Una notizia che ci preoccupa e che giunge in un momento delicato ed importante del governo riformista della giunta regionale. Lavoreremo nelle prossime ore per ricomporre il quadro politico e fare in modo che non si apra la strada della fine anticipata della legislatura» ha dichiarato Andrea Orlando, portavoce del Pd. «Lavoreremo - ha spiegato Orlando - per evitare la fine anticipata della legislatura e consentire di proseguire un'azione di trasformazione della Sardegna che riteniamo importante e decisivo>>.

domenica 9 novembre 2008

Un voce fuori dal coro


Auguri ad Obama. In questa atmosfera di entusiasmo generale-globale per la sua vittoria io mi sento moderatamente entusiasta.

Innanzitutto per rifiuto di ogni atteggiamento retorico e per scaramanzia. Credo fermamente che le cose possano cambiare e per questo motivo preferisco attendere e riservarmi di osservare con occhio attento la sua azione e i suoi risultati piuttosto che glorificarlo e caricare di aspettative il suo mandato. Inoltre perché spero che questa prudenza possa portargli bene, un Obama efficace sin da subito potrebbe infatti portare dei benefici anche in Italia e soprattutto in Sardegna in vista delle Regionali 2009.

Un secondo motivo è dovuto al fatto che guardo a ciò che sta succedendo in America attraverso le lenti di quella che percepisco essere la situazione italiana e, più in particolare, sarda dentro il contesto italiano. Guardare l’American Dream attraverso queste lenti è un po’ come vedere attraverso uno specchio deformante, così potente da modificare non solo le immagini ma anche i suoni. Ecco che, con questa lettura, tutto appare caricaturale e maccheronico sino al ridicolo.

Lodare la società aperta, dove tutto è possibile, dove il cambio è realizzabile, dove contano feedback e opportunità mi appare incommensurabilmente distante da quella che di fatto è una società bloccata, scarsamente meritocratica e incapace di generare opportunità che non siano quelle di una scatola magica televisiva da scegliere all’ora di cena. Quando si è incapaci di generare opportunità al proprio interno è molto più facile vagheggiare il sogno di un “El dorado” anziché creare i presupposti per realizzarle. E’ una strategia che, sino a tempi molto recenti e in parte anche adesso, è stata funzionale alla copertura delle responsabilità della classe dirigente italiana.

Se a queste lenti si aggiungono quelle sarde allora la deformazione rischia di diventare opacità e miopia dove, da un lato, non si distinguono i contorni di quelli che sono i veri riformatori e innovatori locali e, dall’altro, si sfuocano quelli che provengono da Oltreoceano.

Perciò preferisco cantare fuori dal coro, conservare e sostenere genuinamente l’importanza del messaggio che Obama porta con sé ed invitarvi alla lettura de "Il Codice di Perelà" di Aldo Palazzeschi. E’ un romanzo futurista, spesso sottovalutato, che, tra i vari piani di analisi, testimonia sui rischi della personificazione delle idee.

DA NON PERDERE, "SORU, ALLA GRANDE!"
Riporto il video tratto da "Le invasioni barbariche", dell'intervista di Daria Bignardi a Renato Soru (Presidente della Regione Autonoma della Sardegna) andata in onda su La7 venerdì 7 novembre. L'intervista si conclude con una frase che forse potrebbe giá diventare il motto delle Regionali 2009:"Soru, alla grande."



Una volta, in un' intervista, Italo Calvino disse " In Italia le cose semplici non vengono mai dette. Questa epidemia ha colpito la nostra politica, i nostri giornali, la nostra burocrazia. E' l'antilingua, l'imprecisione, la ridondanza, il barocchismo inutile."

29/11/2008
Sono passate poche settimane da questo post ed è successo di tutto: Renato Soru si è dimesso e il "Caso Sardegna" sta diventando un caso nazionale. Riporto l'editoriale di Giovanni De Mauro, direttore di "Internazionale" , pubblicato anche su www.altravoce.net. Sembra quasi che abbia letto il mio post... ;-))

«Tutti cercano gli Obama,introvabili in Italia tra i giovani Pd. Al limite,
l'outsider Soru più estraneo all'establishment»

"È sempre con una punta di soddisfazione che si seguono le disavventure altrui, come l'imbarazzante duello per la leadership del partito socialista francese, con accuse di brogli e insulti degni del parlamento italiano. Ma è una soddisfazione di cui bisognerebbe vergognarsi. Tutti cercano gli Obama europei. Senza capire che il nuovo presidente statunitense ha vinto anche perché è un outsider, lui e la moglie Michelle non provengono dalle famiglie dell'élite, è un politico nero a cui soltanto otto anni fa il partito non concesse l'accredito per assistere alla convention di Los Angeles. Con tutto il rispetto, qui da noi non è tra i “giovani” del partito democratico che sembra nascondersi l'eventuale Obama italiano. Al limite è più estraneo all'establishment politico un ricco imprenditore come Renato Soru, che in televisione è impacciato, suda e sta in silenzio, e in Sardegna fa proposte rivoluzionarie come il divieto di costruire in una fascia di trecento metri dal mare".

domenica 10 agosto 2008

Un pomeriggio georgiano.


Circa mille georgiani vivono e lavorano a Berlino. Erano almeno duecento quelli che, questo pomeriggio,hanno partecipato al sit-in contro la guerra organizzato davanti alla sede del Ministero degli Esteri della Germania.
Sotto un cielo insolitamente (?)autunnale ho scattato alcune foto. Le pubblico con un pensiero particolare rivolto a L., A. e alla sua famiglia augurando che i negoziati in corso portino ad una rapida cessazione delle ostilità.

Per capire le ragioni della crisi vi rimando all'approfondimento di L.Perini da poco rientrato dalla Georgia. Cliccare su questo link.















A Georgian afternoon.


About a thousand Georgians live and work in Berlin. At least two hundred of them took part this afternoon in the sit-in against war organised in front of the German Ministry of Foreign Affairs.
Even if it was raining, I took some pictures. I publish them thinking particularly about L., A. and her family, and wishing that the ongoing negotiations will lead to a rapid cessation of hostilities.

(Foto: 2008 Quilmes)

Creative Commons License
Queste opere sono pubblicate sotto una Licenza Creative Commons.

venerdì 25 luglio 2008

Obama a Berlino.


Stasera ho assistito al discorso di Barack Obama, che dire? It was great!!! E' stata una serata bellissima, ci saranno state circa 200.000 persone, un' atmosfera molto positiva e tanta voglia di ascoltare. Le visite di George Bush ci avevano abituato a ben altre accoglienze, ma quei tempi sembrano già lontani. Obama ha iniziato con circa 20 min di ritardo, ero a circa 150m dal palco e potevo facilmente seguirne la gestualità stando in punta di piedi e collimando tra l' orecchio destro della persona di fronte e la spalla sinistra scoperta di una ragazza qualche decina di metri più avanti. Un discorso buono ma non memorabile (dopo tutto mancava il Muro) ma non per questo meno importante; soprattutto per i segnali di apertura all'Europa e, più in generale, al mondo. E' un segno dei tempi: anche l'antimericanismo è tramontato, le problematiche sono così globali e complesse che non ci si può più affidare solo ad una bandiera.

Ma veniamo alla cronaca: ottimo il sistema di sicurezza e quello sanitario (una ragazza del nostro gruppo ha avuto un piccolo malore a causa della folla e del caldo ed è stata prontamente assistita e curata, tutto bene), buoni i bratwurst con le patatine e la birra alla spina Berliner. Tanto entusiasmo, musica, belle ragazze e positività. Se le cose sono andate bene è perché dietro c'era un sistema e una mentalità che si basano su un forte senso etico. Questo è un qualcosa che va riconosciuto alla Germania e a Berlino in questo caso.

Leggi anche "Aspettative"

(Foto: © 2008 Quilmes)

giovedì 24 luglio 2008

Aspettative.


"Here is the info about the Obama speech tomorrow. It will begin at 7pm and be at the Siegessäule in the middle of Tiergarten." Inizia così la email del mio collega americano che mi informa su quando e dove Obama terrà il suo discorso qui a Berlino.
Mancano ormai poche ore e penso vada la pena scrivere qualche breve riflessione sulle mie aspettative e sul significato di questo incontro.
Ci sarà una grande folla? Dipende, è molto relativo. Il luogo è fortemente scenografico e caratterizzato da spazi immensi, difficile riempirlo. Ci vorrebbe un altro Mondiale in Germania e non mi sembra questo il caso. Il rischio è che anche 50.000 persone potrebbero sembrare poche.
Che cosa dirà? Penso che parlerà soprattutto al suo elettorato americano, del resto è in piena campagna elettorale e non potrà di certo prendere i voti dei tedeschi. Perciò c'è da aspettarsi anche qualche frase "impopolare" verso gli europei. Magari un richiamo ad un ruolo maggiormente attivo (militarmente ma non solo) nel nuovo scenario globale.
A parte questi basilari interrogativi mi chiedo anche se potrà essere ricordato nei libri di scuola. Difficile dare una risposta e nel farlo il pensiero non può non volare indietro nel tempo. Era il 12 giugno del 1987 quando, al termine del suo intervento e fissando lo sguardo sul Muro, Ronald Reagan rivolse a Gorbaciov un accorato appello: "Mr. Gorbaciov, open this gate, tear down this wall" ( "Signor Gorbaciov, apra questa porta e abbatta questo muro", ndr). Molti anni prima, il 26 giugno 1963, era stato il suo illustre predecessore John F. Kennedy a pronunciare dal Municipio di Schöneberg la celebre frase "All free men, wherever they may live, are citizens of Berlin, and, therefore, as a free man, I take pride in the words "Ich bin ein Berliner!" ("Tutti gli uomini sono liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino e per questo da uomo libero, sono orgoglioso di poter dire Ich bin ein Berliner, io sono un berlinese", ndr).
Ma era un'altra epoca ed un'altra Berlino, magari meno vivibile ma più al centro della Storia. Lo stesso Kennedy una volta lasciata la città, e ormai in volo verso l' Irlanda, disse "We'll never have another day like this one." ( Non ci capiterà mai più un'altra giornata come questa). Perciò credo che alla fine Obama potrà fare un buon discorso ma non un discorso memorabile. Resta chiaro che se diventerà Presidente avrà forse modo di tornare e di avere una seconda chance.

Leggi anche Obama a Berlino

(Foto: www.spiegel.de)

lunedì 14 luglio 2008

Bufera politica.


Erano da poco passate le otto quando, questa mattina, ho appreso dell’arresto di Ottaviano Del Turco e di alcuni assessori della sua Giunta Regionale. Sul momento non ci volevo credere, è stato come tornare indietro di sedici anni, a mani pulite e al terremoto politico che ne seguì a livello nazionale come a livello locale.
Episodi del genere segnano dei punti di non ritorno: le Fiamme Gialle che nella notte irrompono nelle case, perquisizioni a tappeto, poi le prime luci dell’alba e le agenzie di stampa che battono i primi comunicati. Il Paese che si sta svegliando tra il rumore delle tazzine, i vapori della macchine per espresso, i cornetti caldi e le brioche. E ricadere in una storia già scritta. Fa proprio uno strano effetto.

Riporto una trascrizione del servizio andato in onda sul notiziario regionale Rai della Regione Abruzzo.

"Un terremoto politico ha scosso l'Abruzzo: arrestati il presidente della Giunta Regionale Del Turco, due assessori e i vertici della sanità. Una raffica di ipotesi di reato a vario titolo alla base delle ordinanze di custodia cautelare, complessivamente le persone indagate sono trentacinque.

Un sisma di proporzioni evidenti quello di stamani che ha il suo epicentro nella cartolarizzazione dei debiti della sanità alchimie finanziare, montagne di crediti da parte della sanità privata abruzzese nei confronti delle ASL immessi sul mercato in modo da avere somme subito solvibili da restituire con calma, ingigantite però da interessi bancari dalla Regione a copertura di prestazioni sanitarie che potrebbero anche risultare gonfiate. Tutte operazioni che all'oggi si sono tradotte in ipotesi di reato che, a parte l'iter giudiziario, daranno inizio ad un tremendo sciame sismico.

E non è la prima volta che una simila bufera giudiziaria si abbatte sull'Abruzzo: sedici anni fa l'intera giunta giudiziaria venne arrestata in una sola notte, passata alla storia come la "Notte di S.Michele". Tutti gli assetti politici dell'epoca vennero sconvolti."

(fonte www.tgr.rai.it)