People between tradition and modernity, and sometimes they come back.

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martedì 24 marzo 2009

Il ritorno di Renato


Dopo settimane di assenza Renato Soru ritorna a parlare ai suoi sostenitori e a lanciare una nuova iniziativa: SARDEGNA DEMOCRATICA.

Il primo incontro è fissato per Sabato prossimo a Sanluri alle 15,30.

"Cari amici,

scusate se per alcune settimane ho sentito la necessità di prendere una pausa, di riordinare le idee, di riflettere su come ripartire.
Come forse molti di voi sanno, rientro nel cda di Tiscali per dare il mio contributo al rilancio e alla messa in sicurezza della società. E’ una responsabilità che ritengo di avere verso questa impresa - che ho fondato e che cinque anni fa ho lasciato per dedicarmi esclusivamente alla politica - verso la sua possibilità di crescita, i suoi finanziatori e verso le persone che ci lavorano.

Tuttavia, come avrete visto e letto, continuo il mio impegno in politica attraverso la presenza in Consiglio regionale, ma più che mai consapevole che è necessario radicare nella società sarda e in tutti i territori della Sardegna il progetto di cambiamento avviato in questi ultimi cinque anni, per un rinnovamento della politica nelle diverse forme di partecipazione, discussione, formazione e selezione della futura classe dirigente."

(il resto del testo è consultabile direttamente sul sito www.renatosoru.it)

Video chat rooms at Ustream

martedì 17 febbraio 2009

Ombre sulla Sardegna


I dati del voto in Sardegna
per il rinnovo del Consiglio regionale e per l'elezione del Presidente della Regione confermano, a spoglio quasi ultimato,il netto vantaggio del candidato del centrodestra, Ugo Cappellacci, con oltre il 50 per cento dei voti. Il Presidente uscente, Renato Soru, intorno al 43 per cento.

Ho sempre pensato che l'opzione di queste elezioni fosse tra continuare ad essere dei "poveracci" o affrancarsi finalmente da certi condizionamenti scegliendo finalmente un percorso di crescita e consapevolezza basato sull’assunzione delle proprie responsabilità.
All'inizio ho anche pensato che la vittoria della coalizione "Berlusconi Presidente" fosse colpa solo e soltanto di noi sardi e della nostra tendenza ad essere "attratti dai colonizzatori" poi però ho allargato l'orizzonte e ritengo ci siano almeno altri tre elementi che hanno pesato su questo risultato.

Innanzitutto le elezioni sono state violentate da Silvio Berlusconi senza che nessuno dicesse o potesse dire qualcosa perchè questa è l'Italia di oggi. Non credo che in nessun altro paese europeo il Primo Ministro si sarebbe permesso di utilizzare la sua carica istituzionale a fini squisitamente elettorali con il triplice fine di conquistare il governo di un'altra regione (perdipiù "autonoma"), uccidere nella culla uno dei suoi futuri concorrenti (Renato Soru,ndr) e dare una forte spallata al PD. Tutto questo invece è avvenuto in Italia senza che nessuno si indignasse per la sovraesposizione mediatica del Premier e della sua spalla Cappellacci accompagnata da una macchina elettorale collaudata (la stessa utilizzata in Abruzzo e nelle politiche del 2008) e dotata di mezzi e risorse finanziarie sproporzionatamente superiori a quelle del suo diretto avversario.

Il secondo elemento è quello dell'oligopolio mediatico che controlla il mercato dell'informazione in Sardegna. Desidero sottolineare in particolare la posizione dominante del Gruppo Unione Sarda di Sergio Zuncheddu (imprenditore immobiliarista legatissimo alla lobby del mattone) che, con l'Unione Sarda e Videolina, da sempre riesce a creare e modificare il consenso soprattutto nell' Oristanese e nel Cagliaritano con risultati che non hanno mai favorito la comprensione delle riforme avviate da Renato Soru.
Un dato su tutti: in cinque anni non è mai stato intervistato da Videolina nonostante l'abbiano fatto BBC, ZDF (la tv pubblica tedesca), RAI, LA7, ecc. impedendo in questo modo a molti sardi di poter capire il significato e la portata delle politiche della Giunta Soru.

Il terzo elemento è la divisione interna al PD e in particolare a quello sardo. Il PD è un partito che è entrato in crisi sin dalla sua nascita probabilmente per aver disatteso da subito quello che era uno dei suoi obiettivi principali: allargare la partecipazione e rinnovare la classe dirigente del centro-sinistra. Il tempo ha infatti dimostrato che si è trattato perlopiù di un'operazione di facciata che ha visto le varie leadership dei partiti fondatori (DS, Margherita,ecc) creare altrettante correnti all'interno del neonato PD. Nel caso sardo il gioco delle correnti interne è stato particolarmente duro soprattutto in seguito alla decisione di Renato Soru di candidarsi alla Segreteria del partito nelle primarie dell'ottobre del 2007. E' storia recente lo scontro che ne è seguito in seguito alla vittoria di misura di Antonello Cabras (con il voto inquinato dal sostegno del centro-destra) che di fatto non governò il partito prima di portarlo, dopo le sue dimissioni, all'elezione di luglio della Barracciu (mai riconosciuta dalla corrente Cabras) e poi al recente commisariamento di Achille Pessoni inviato da Veltroni.

Il PD sardo ha quindi ampiamente deluso le aspettative dell'elettorato di sinistra presentandosi diviso e lacerato. Lo stesso Cabras durante la settimana precedente le elezioni del 15 e 16 febbraio ha preferito andare negli Stati Uniti piuttosto che fare campagna elettorale nel collegio Carbonia-Iglesias lanciando così un messaggio chiaro ai membri locali della sua corrente. Il risultato è che il centro-destra ha vinto in quello che da sempre, per la sua storia mineraria e operaia, era un feudo del centro-sinistra.

Alcuni sostengono che se Renato Soru non si fosse candidato alla Segreteria del PD sardo tutto questo non sarebbe successo. Personalmente non sono d'accordo perchè ho modo di credere che alla vigilia di quelle primarie fosse ormai chiara la volontà del partito di non ricandidare Renato Soru alle Regionali del 2009. Perchè? Pur non conoscendo i dettagli politici non mi è difficile pensare che Soru si fosse ormai spinto con le sue riforme molto oltre gli accordi del 2003 (quelli della sua candidatura alla presidenza della Regione) e che quindi fosse diventato una minaccia per lo stesso status quo del centro-sinistra (penso per esempio alla riforma dei Consorzi Industriali).

Insomma credo che la sconfitta di ieri sia principalmente il risultato di queste tre componenti cui va aggiunta comunque la responsabilità dei sardi di non aver ancora raggiunto una maturità etica e civile capace di riconoscere gli interessi generali e quelli individuali soprattutto quando questi ultimi vengono presentati come interesse collettivo.

Perchè i sardi non hanno ancora raggiunto questa maturità? Disinteresse, altre priorità nella scala dei bisogni, un' atavica soggezione verso i leader politici sicuramente sono alcune delle spiegazioni possibili ma sicuramente un ruolo chiave è quello giocato dal giornalismo con televisioni e giornali non sempre all'altezza nel contribuire alla costruzione dello spirito critico dei lettori. Anzi, come il Gruppo Unione Sarda dimostra, spesso interessati all'opposto.

Cosa comporta questa sconfitta?
Innanzitutto due degli obiettivi iniziali di Berlusconi sono stati già raggiunti: il governo della Regione Sardegna è stato conquistato e la spallata al PD è riuscita tant'è che poche ore fa Walter Veltroni si è dimesso. Rimane ancora aperta l' ultima questione relativa al futuro politico di Renato Soru. Non so cosa accadrà, l´ho visto abbastanza male nella conferenza stampa e il caos di queste ore non aiuta all'analisi. La sua leadership è comunque forte visto e considerato che ha ottenuto il 5% dei voti in più della sua coalizione ( 5% in meno per Cappellacci) ma il rischio è che una sua eventuale uscita di scena rischierebbe comunque di disperdere tutto quel movimento di partecipazione e interesse che si è sviluppato intorno al suo messaggio politico.

Una cosa è certa: Renato Soru ha rapprentato e rappresenta una enorme risorsa per la Sardegna, ci ha portato ad avere una considerazione mai avuta prima e oggi la sua caduta mette persino in forse il significato stesso della nostra autonomia che purtroppo è stata consegnata al "colonizzatore" di turno.

Per chi ha cercato di comprendere e informarsi tutto questo appare assurdo, come è potuto succedere? Ritornerà ancora una stagione riformistica come questa? Che ne sarà della vertenza entrate? Per quanto tempo ancora avremo la trasparenza amministrativa del sito della Regione?
E qui concludo con una punta di ottimismo: credo che quella che è stata la debolezza delle riforme in termini di creazione del consenso diventerà la forza della loro durata nel tempo. Mi spiego meglio: le riforme di questi anni non sono state puntuali e sensazionalistiche ma hanno riguardato in profondità l' intero funzionamento della pubblica amministrazione regionale e per questo motivo saranno molto più difficili da eliminare in tempi brevi o a colpi di delibere perchè diventate parte dello stesso funzionamento quotidiano della macchina amministrativa.
In ogni modo servirà sempre di più la partecipazione di tutti per vigilare e fare un'opposizione seria e costruttiva.
Però sarà dura e in salita, soprattutto nei prossimi mesi.

Le elezioni in Sardegna sui media stranieri:



BlogFromItaly "Sardinia loses Soru"
EuroNews "Centre right outs left wing coalition in Sardinia"
BBC News "Italian opposition leader resigns"
France24 News "Left-wing leader Veltroni resigns after Sardinia election upset"
Herald Tribune Europe "Berlusconi´s candidate wins elections in Sardinia"
ANSA News "Veltroni resigns after defeat in regional election"

sabato 14 febbraio 2009

La Sardegna è ad un bivio

“Da stasera il futuro è nelle vostre mani, ve lo consegno tutto”. Le parole che chiudono - alla Fiera di Cagliari - la campagna elettorale di Renato Soru, sugellano perfettamente questi trenta giorni di intensa campagna elettorale ed un'intera stagione politica.
Un leader-moderatore che spesso ha dovuto saltare il ruolo dei partiti nella ricerca del rapporto diretto con i cittadini andando a rappresentare un modello alternativo a quello mediatico-populista di Silvio Berlusconi.

Come ha ripetuto Renato Soru "La Sardegna è ad un bivio ma ha già indicato dove vuole andare, non si fiderà di chi pensa che il futuro migliore per noi sia il futuro che lui (Silvio Berlusconi,ndr) ci vorrà regalare."

"La Sardegna della coscienza che sa che il futuro migliore per noi e per i nostri figli è quello che noi saremo capaci di costruire con il nostro lavoro, con la nostra passione, con la nostra intelligenza, con il nostro coraggio e con la nostra generosità!".


Tra quarantotto ore si conoscerà la direzione scelta dall'isola e conto di postare qualche immagine direttamente dai seggi.

(FOTO: la vignetta è di Ruggero Soru - www.altravoce.net)

sabato 17 gennaio 2009

Spendo più soldi in benzina...


Quando si apre il collegamento con Cagliari sembra di vedere in video un professore universitario italiano all’estero che , in diretta dalla Stanford University in California o dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), interviene in studio per dare il suo contributo ai temi della trasmissione. In realtà, dall’altra parte dello schermo c’è Renato Soru, il presidente uscente della Regione Sardegna che, con giacca verde di velluto e lupetto grigio, risponde ad Otto e Mezzo alle domande di Lilli Gruber e Federico Guglia sulle prossime elezioni regionali.

Il suo stile è veramente inusuale per gli standard televisi italiani e soprattutto per quelli propri di un candidato in piena campagna elettorale per la corsa alla carica di presidente. Nessun abito scuro con cravatta a pallini di Marinella, nessun tono concitato, ammiccante e seducente. Piuttosto il contrario: pacato, schietto, efficace ma anche rassicurante, circostanziato, serio, affidabile e, a tratti, anche spiritoso. Un mix di modernismo del futuro e tradizione del passato con un attento sguardo analitico e propositivo del presente.



Vi invito alla visione dell’intervista e riporto solo un passaggio che mi ha fatto sorridere per la genuinità della risposta e l’autenticità dei contenuti. Quando la Gruber chiede “Presidente, ma come finanzia la sua campagna elettorale?” , Soru risponde e precisa:
C'è una totale sproporzione di mezzi in campo. Noi stiamo facendo una cosa semplice, pochi cartelli per strada.
A Sassari ci sono i candidati della Destra che hanno dei manifesti paragonabili a quelli di Saddam Hussein in Iraq. Cioè delle cose mai viste, un candidato che per essere eletto al consiglio regionale ormai trasforma le pareti della città di Sassari nelle pareti di una città in piena dittatura.Sono cose inaudite.
Noi spendiamo in maniera molto più semplice. Spendo più soldi in benzina, vado in tutti i paesi della Sardegna, piccoli e grandi.
Non solamente nelle manifestazioni supertecnologiche e oceaniche. Vado nei paesi di ottocento abitanti, di duemila, di millecinquecento.
Ci vado sempre come ci sono sempre andato.


venerdì 16 gennaio 2009

Il mio commento su renatosoru.it


Ritengo che il Presidente Soru stia facendo un’ottima campagna elettorale in termini di contenuti, comunicazione e capacità di motivazione dei gruppi che già esprimono consenso ma, come ha suggerito Roberto ( commento n. 17. di venerdì 16 gennaio 2009 - ore 09:58) occorre rivolgersi maggiormente anche alla “PANCIA” dell’elettorato.

Su quel campo si concorre con le stesse strategie del berlusconismo: slogans, grande cartellonistica, proclami che nel caso dei cinque anni della prima giunta Soru possono essere collegati ai fatti e agli importanti risultati raggiunti.! MEGLIO SORU, MEGLIO LA SARDEGNA, MEGLIO L’ITALIA.

giovedì 15 gennaio 2009

Maria Giacobbe endorsment


Mi è stato inviato l' endorsment di Maria Giacobbe per Renato Soru, lo pubblico molto volentieri:

"Sono veramente dispiaciuta di non avere il diritto, in quanto emigrata, di essere fra i Sardi del'Isola - che spero e mi auguro siano la maggioranza! - che daranno a Renato Soru il loro voto.

Renato Soru, è l'uomo che per la sua luciditá di vedute, la sua indiscutibile onestà privata e politica, la sua lungimiranza senza compromessi nel programma di difesa e di sviluppo della nostra Isola, meglio rappresenta ciò che politicamente io desidero per la Sardegna.

E' perciò con tutto il mio cuore e la mia mente che mi unisco agli altri Sardi della diaspora nell'augurio che la maggioranza dei votanti sardi non si lascino ingannare da vecchi e corrotti imbonitori berlusconiani, ma restituiscano il Presidente Soru alla guida della nostra regione."

Maria Giacobbe
scrittrice

nata a Nuoro
residente a Copenaghen (Danimarca)

domenica 21 dicembre 2008

Yes, ajò!


Il quotidiano Liberazione ha dedicato l'ultimo numero del supplemento Queer al sorismo e al suo riformismo.

Pubblico alcune parti dell articolo di apertura di Angelo Azzaro e vi invito a leggere gli interventi di Giorgio Todde (medico e scrittore), Paolo Fresu (musicista jazz), Michele Murgia, Walter Falgio e Marcello Fois.

"La storia della Sardegna, della sua gente, non la si può raccontare senza provare a descrivere questo mix tra orgoglio, identità, coraggio ma anche un forte individualismo che spesso ha messo davanti il proprio benessere contro quello della comunità.

E' solo partendo da questo mix che si capisce chi è Renato Soru. Non è l'uomo venuto dal nulla, perché dietro di lui ci sono tutti quelli che prima di lui e insieme a lui non si sono arresi a una classe politica, perlopiù, incapace. Ma è anche un tipo speciale, perché prima di lui tutto questo non aveva avuto la forza di affermarsi, di avere la stessa visibilità.

Ma il vero motivo è un altro....

Riguarda i simboli, cioè il piano più alto del fare politica. Soru è stato capace di ridare speranza a un'isola. Di farle alzare la testa. Di darle un sogno.
Spirito identitario, follia, chiusura? Per rispondere viene in mente un romanzo. Un grande romanzo. Che però è anche un po' un libro di storia. Si chiama Passavamo sulla terra leggeri e lo ha scritto Sergio Atzeni, lo scrittore morto nel 1995 nel mare di Carloforte. Probabilmente un suicidio. Aveva 43 anni. I suoi libri sono tutti bellissimi. Ma Passavamo sulla terra leggeri è più che bello. E' unico. Eccezionale. Racconta la storia delle madri e dei padri di Sardegna.

E' la storia dei vinti, cioè la storia di chi non ha dominato ma è passato sulla terra leggero. E' la storia di chi ha imparato fuori dall'ufficialità l'orgoglio di essere quello che è. Né più, né meno. Senza spocchia sapendo che spesso il discorso dominante lo ha messo in un angolo. Passavamo sulla terra leggeri è il romanzo che spiega l'orgoglio, di ieri e di oggi, non come fenomeno di chiusura, ma come la storia di chi si riprende quello che gli è dovuto. Il passato. Ma anche la speranza. Il futuro."

Link: www.renatosoru.it

domenica 30 novembre 2008

Dimissioni Soru: le ragioni della crisi (2)


Come raccontato nel post precedente (vedi la "decada perdida" sarda 1994-2004) questa era la situazione alla vigilia delle Regionali 2004.

La classe politica sarda (di destra e di sinistra) era completamente delegittimata e, per questo motivo, si aprì , a sinistra, la finestra per la candidatura di Renato Soru. Un uomo di successo, fondatore di Tiscali, imprenditore e sardo di ritorno dopo diciotto anni vissuti tra Milano e la Repubblica Ceca ( dove fondò il primo operatore internet locale). Insomma l'uomo giusto, capace di coniugare tradizione e modernità e portatore di un messaggio profondamente riformista. Il suo paladino, colui che più di altri lottò contro buona parte dei gruppi dirigenti DS e Margherita che si opponevano all'idea di un esterno, fu Antonello Cabras. Attualmente Senatore PD , è stato segretario regionale di quattro partiti (PSI, Federazione Democratica, DS e infine del PD sardo dal 14 ottobre 2007 al luglio 2008) e può in un certo qual modo essere considerato il vero "deus ex-machina" della politica sarda degli ultimi venti anni.

Grazie ad una campagna elettorale magistrale Soru stravinse e, grazie alla riforma elettorale del 2001, fu il primo presidente della Regione eletto direttamente dai cittadini. Da allora quanta acqua è passata sotto i ponti del Tirso (il più lungo fiume sardo, ndr)!

Cabras è di fatto diventato negli anni uno dei più tenaci critici del presidente. Lo scontro tra i due è diventato palese alla vigilia delle primarie per l' elezione della segreteria regionale del PD sardo del 14 ottobre 2007. Da mesi era ormai chiaro che all’interno della coalizione di governo si stesse lavorando per ostacolare una eventuale ricandidatura di Renato Soru alle regionali del 2009 e, per questo motivo, i soriani giocarono l' unica carta nelle loro mani: la candidatura del presidente della Regione alla segreteria del Partito Democratico sardo.

Questa decisione fu duramente criticata dalla partitocrazia isolana: l' outsider di un tempo voleva addirittura conquistare il centro di comando politico! Antonello Cabras, sostenuto da buona parte dell’establishment di sinistra, presentò la sua candidatura come chiaro segno di antagonismo a quella di Soru per evitare, secondo le motivazioni di quei giorni, un inopportuno e pericoloso accentramento di potere (le due più importanti cariche regionali nelle mani di un'unica persona). Fu una campagna elettorale diretta ma senza toni aspri (del resto concorrevano per lo stesso partito) e alla fine vinse, di misura, Antonello Cabras grazie sia ad un errore strategico di Soru (per allargare il più possibile la partecipazione democratica si presentò con due liste anziché una sola come invece fece il suo diretto concorrente) che al voto "inquinato" da quello degli elettori del centro-destra che andarono a votare contro Soru ai seggi delle primarie del PD ("inquinamento" ampiamente documentato dal quotidiano sardo indipendente on-line www.altravoce.net). Per non distruggere il partito appena creato i soriani non si attardarono in polemiche post-elettorali ed optarono piuttosto per una convivenza "pacifica" che, di fatto, ha comunque portato all'immobilismo del partito (a distanza di più di un anno, il partito non è stato ancora strutturato nel territorio con i circoli e le segreterie locali, etc.)

Come si evince da quanto sin qui scritto è evidente che il PD sardo è nato spaccato. La segreteria di Antonello Cabras si è conclusa con le sue dimissioni dello scorso luglio quando prese atto di non avere più una maggiornaza interna al partito in quanto alcuni "big" sardi del PD nazionale si erano apertamente schierati pro-Soru. Da luglio è successo di tutto: dopo le dimissioni i cabrasiani non sono riusciti ad esprimere una candidatura alternativa e ciò ha portato, a fine luglio 2008, all' elezione di Francesca Barracciu alla segreteria del PD
sardo. La Barracciu è una soriana, ha 42 anni, due lauree, bella presenza, ex sindaco di Sorgono e consigliere regionale dal 2004. La sua elezione non è stata riconosciuta da una metà del partito per un disaccordo sull'interpretazione del quorum (maggioranza dei presenti o maggioranza dei membri dell'assemblea) e ci si è addirittura spinti sino alla denuncia dell’elezione della Barracciu alla magistratura per questi presunti vizi formali. Tuttavia nè la magistratura, nè la commissione nazionale di garanzia del PD hanno constatato nessuna irregolarità e per questo motivo la segreteria del PD sardo è adesso di aria soriana. Ma risolto il problema tecnico rimaneva assolutamente irrisolto e aperto quello politico.

Non potendo più osteggiare Soru dentro il partito era inevitabile che lo scontro si trasferisse in consiglio e così arriviamo all' altra sera. La votazione di un emendamento alla legge urbanistica è stata l’occasione per esprimere un voto contrario ad una parte chiave del programma di governo ( la tutela paesaggistica e ambientale) con il risultato di indebolirne la forza dentro e fuori il partito. Soru non ha potuto accettare quella che è stata considerata come una palese manifestazione di sfiducia verso il suo operato e ne ha preso atto rassegnando le dimissioni. Ha potuto farlo perché più indipendente rispetto ai presidenti del passato. La novità infatti è che questa volta il presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e quindi non è "schiavo" del consiglio. Anzi. Le sue dimissioni, se confermate, implicano lo scioglimento dello stesso e nuove elezioni.

Ma questa è una storia ancora da scrivere.....

Cronaca: sabato 29 novembre il senatore Antonello Cabras ha rilasciato un'intervista a Panorama dove presenta la sua analisi del caso Sardegna, clicca su questo link per leggere l'articolo.

sabato 29 novembre 2008

Outsider


Sono passate poche settimane dal mio post del 9 novembre "Una voce fuori dal coro" ed è successo di tutto: Renato Soru si è dimesso e il "Caso Sardegna" sta diventando un caso nazionale.

Riporto l'editoriale di Giovanni De Mauro, direttore della prestigiosa rivista "Internazionale" , pubblicato anche su www.altravoce.net. Sembra quasi che abbia letto il mio post... ;-))

E' doverosa comunque una precisazione: De Mauro attribuisce a Soru il merito di aver vietato l'edificabilità entro i trecento metri dal mare quando in realtà tale divieto risale all'ultima legge urbanistica del 1989. Questa imprecisione dimostra come molti giornalisti di quotidiani e riviste nazionali non siano ancora adeguatamente informati sulle vicende isolane nonostante il forte e apprezzabile interesse del momento per il laboratorio Sardegna. Eppure le proposte e anche le decisioni rivoluzionarie non son mancate: dalla "legge salvacoste" al Piano Paesaggistico passando per la vertenza entrate risolta con successo, la battaglia contro le servitù militari, il G8 a La Maddalena, Master&Back, il piano regionale dei rifiuti (con la Sardegna tra le regioni più virtuose nell'incremento della raccolta differenziata), il progetto Talgo per portare il collegamento ferroviari Cagliari-Sassari entro le due ore (contro le quasi quattro attuali!), la riforma dell'ARST con l'acquisto di cinquecento autobus nuovi Euro5, la riduzione dei costi di gestione della Regione ( un esempio su tutti la riduzione del parco macchine da settecentocinquanta mezzi a circa cinquanta!). E la lista potrebbe continuare....

Il corsivo di De Mauro:

«Tutti cercano gli Obama,introvabili in Italia tra i giovani Pd. Al limite,
l'outsider Soru più estraneo all'establishment»

"È sempre con una punta di soddisfazione che si seguono le disavventure altrui, come l'imbarazzante duello per la leadership del partito socialista francese, con accuse di brogli e insulti degni del parlamento italiano. Ma è una soddisfazione di cui bisognerebbe vergognarsi. Tutti cercano gli Obama europei. Senza capire che il nuovo presidente statunitense ha vinto anche perché è un outsider, lui e la moglie Michelle non provengono dalle famiglie dell'élite, è un politico nero a cui soltanto otto anni fa il partito non concesse l'accredito per assistere alla convention di Los Angeles. Con tutto il rispetto, qui da noi non è tra i “giovani” del partito democratico che sembra nascondersi l'eventuale Obama italiano. Al limite è più estraneo all'establishment politico un ricco imprenditore come Renato Soru, che in televisione è impacciato, suda e sta in silenzio, e in Sardegna fa proposte rivoluzionarie come il divieto di costruire in una fascia di trecento metri dal mare".

Dimissioni Soru: le ragioni della crisi (1)


Un'amica, estranea alle vicende politiche isolane, mi ha posto la seguente, legittima domanda: "dì un pò, cosa mi combina Soru? spero che ci ripensi. quello che non capisco è come mai la sua maggioranza non lo appoggia.. spiegami".
Dal momento che potrebbe essere un interrogativo comune ad altri lettori e lettrici di questo blog cercherò di tracciare sinteticamente il percorso che ha portato alle dimissioni dello scorso 25 novembre. Buona lettura!

Renato Soru ha rappresentato una "discontinuità positiva" (per usare le parole di un leader locale ex DS molto vicino alla corrente del PD sardo che l'altra sera ha di fatto sfiduciato il presidente) nella politica regionale e il modo in cui nacque la sua candidatura è in gran parte alla base del paradosso odierno che la domanda giustamente sottolinea.

I due cicli elettorali della "decada perdida": 1994-1999 e 1999-2004


Quando maturò in certi ambienti dei DS (Democratici di Sinistra) l'idea di candidare un "outsider" come Renato Soru alla leadership del centro-sinistra per le regionali del 2004 la Sardegna veniva da due sconcertanti cicli politici quinquennali che, se fossimo nel Sud-America degli anni '80, non esiterei a definire la "decada perdida" sarda (“il decennio perduto”, ndr).

Il primo, dal 1994 al 1999, iniziò nel segno della discontinuità rispetto alla vittoria di Forza Italia a livello nazionale e vide il centro-sinistra governare per cinque anni sotto la presidenza di Federico Palomba (ex magistrato del tribunale di Cagliari). In realtà, nonostante si aprì e chiuse con lo stesso presidente, fu una legislatura tumultuosa: il presidente era letteralmente ostaggio del consiglio regionale che, allora come in questi giorni, era dominato da notabili con un forte radicamento territoriale. Fu costretto a dare le dimissioni per ben 5 (cinque) volte! Famosissima una seduta di presentazione della ennesima giunta dove la lista degli assessori venne passata dai banchi del consiglio a quello del presidente della giunta per mezzo di un bigliettino ( è anche disponibile il filmato su youtube) portato a mano da un consigliere. I consiglieri regionali erano così forti da poter addirittura umiliare in questo modo il presidente imponendogli direttamente in aula la lista degli assessori scritta su un
foglietto!

Il secondo ciclo, iniziato nel 1999 e terminato nel 2004, nacque sotto il segno del centro-destra e, per molti aspetti, fu peggiore di quello precedente. L’instabilità determinata da una legge elettorale incapace di assegnare alla coalizione vincitrice una maggioranza autosufficiente impedì a Mauro Pili, risultato vincente, di governare dall’inizio della legislatura. Si alternarono tre presidenti in cinque anni con al principio Mario Floris, leader di un partito che aveva ottenuto solo il 4% dei voti ma che era risultato determinante per la formazione dell’esecutivo, capace di sedere per ben due volte nella poltrona più importante di via Roma. Ma l’instabilità non fu l’unico tratto caratterizzante della XII legislatura. Alcune tinte opache ne segnarono i contorni: dal Mauro Pili che copiò il programma della Regione Lombardia senza fare alcune basilari correzioni e che, nel discorso di insediamento della giunta, nominò le Alpi e altre amenità geografiche che in Sardegna non esistono, a Italo Masala che chiuse questo ciclo senza di fatto assumere nessun tipo di decisione.

I risultati economici e finanziari furono disastrosi: un'amministrazione scellerata della cosa pubblica portò ad un indebitamento spaventoso delle casse della regione che passò dai circa 400 milioni di euro del 2000 agli oltre 3 miliardi del 2004. Le leggi finanziarie non tennero contò delle previsioni delle entrate fiscali e gli inevitabili deficit di bilancio vennero finanziati con un continuo ricorso all'accensione di mutui. Una finanza pubblica molto allegra e spregiudicata che trasferì sulle generazioni future i costi di una cattiva amministrazione.

continua...le ragioni della crisi (2)




mercoledì 26 novembre 2008

Renato Soru si è dimesso


Le contraddizioni dello scontro interno del PD sardo esplodono sulle politiche di tutela e sostenibilità ambientale fortemente volute dalla Giunta Soru e assumono una dimensione nazionale. Spero sia l'occasione per poter iniziare un dibattito serio su questi cinque anni di riformismo soriano e sul loro valore paradigmatico per l'intero Paese. Riporto un mio commento pubblicato su "La Nuova Sardegna" e l'articolo del Corriere.it. Proprio oggi "Il Sole24Ore" aveva dedicato un articolo-analisi sul questi primi cinque anni di governo della regione.

Commento:
Le dimissioni del Presidente Renato Soru arrivano dopo l'ultimo tentativo, questa volta palese, di una corrente della sua stessa "maggioranza" di logorare il suo riformismo e la sua possibile rielezione. E' un gesto estremo, difficile da accettare per tutti coloro che credono in lui ma forse l'unico possibile e che comunque segnerà un punto di non ritorno. Adesso ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità perchè non si tratta delle tradizionali dimissioni alle quali i partiti ci avevano abituato. Questa volta si è dimesso un Presidente che, per la prima volta in sessanta anni di autonomismo, era stato eletto direttamente dai cittadini. Gli elettori presenteranno il conto e per alcuni sarà molto salato. Grazie Renato, sono certo che la maggioranza dei sardi ti rieleggerà!



Articolo www.corriere.it

l'addio arriva dopo la bocciatura palese di un emendamento voluto dal governatore
Strappo di Soru: «Mi dimetto»
Il presidente della Sardegna lascia per contrasti con il Pd sulla legge urbanistica regionale

CAGLIARI - Un vero e proprio colpo di scena. Il presidente della Regione Sardegna si è dimesso stasera dall'incarico con una comunicazione in Consiglio regionale che stava per approvare la nuova legge urbanistica.
Le dimissioni saranno formalizzate mercoledì con una lettera che sarà inviata al presidente dell'Assemblea sarda, Giacomo Spissu.

LA VICENDA - La situazione politica in Sardegna era diventata in serata molto tesa dopo che il Consiglio regionale aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 contrari e solo 21 a favore) la prima parte di un emendamento fortemente voluto dallo stesso governatore a uno degli ultimi articoli della nuova legge urbanistica, argomento sul quale si erano registrate divisioni e forti contrasti nel gruppo del Pd. Non appena il presidente dell'Assemblea ha comunciato l'esito della votazione, Soru ha lasciato l'aula e si è chiuso con i più stretti collaboratori in un ufficio. Il clima è poi diventato «incandescente» quando alla ripresa momentanea dei lavori, l'assessore dell'Urbanistica al quale il presidente si era rivolto per chiedere il parere della giunta su un altro emendamento in discussione, ha spiegato di non ritenere di poter esprimere nessun parere perchè «il presidente sta assumendo delle decisioni».

IL DISCORSO - «E' un momento critico in cui tutti siamo chiamati a dare la nostra parte migliore. Ma pur nella consapevolezza di questo momento, credo sia la cosa migliore per i sardi chiarire subito lo stato della maggioranza cui hanno dato fiducia finora e come possa terminare la legislatura, in che modo e come affrontare il futuro. Per questo utilizzo questa comunicazione in Aula per annunciare le mie dimissioni». Con queste parole, intervenendo in Aula dopo che la Giunta era andata sotto su un emendamento di sintesi all'articolo 42 alla legge urbanistica, il presidente Soru ha annunciato la volonta di dimettersi, a fronte di un «dissenso forte», manifestatogli dalla sua maggioranza di centrosinistra. »Non è un dissenso solo sul merito della legge ma ancora più una mancanza di fiducia forte fra il presidente e la sua maggioranza«, ha spiegato Soru. «Ho riflettuto sul fatto di essere un presidente eletto direttamente dai sardi. Ma non si può governare senza una forte maggioranza in Consiglio regionale, tanto più che abbiamo davanti la discussione della finanziaria, l'ultima della legislatura. Mi sono riletto la legge statutaria e ho riflettuto su cosa sia più utile per la Sardegna e non più utile per me».
«Non sarà l'ultimo giorno della mia esperienza politica», ha sottolineato ancora Soru. «Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi». Il presidente ha poi aggiunto che presenterà le dimissioni formalmente domani: saranno efficaci entro 30 giorni. Dal 21esimo al 30esimo giorno di questo periodo l'Assemblea sarda potrà discutere le dimissioni. Se non ci saranno ripensamenti del presidente, il Consiglio sarà sciolto e le prossime elezioni, già previste in primavera per la naturale scadenza della legislatura, dovranno tenersi entro sessanta giorni.

PD: RIANNODARE I FILI - Il Pd però spera ancora di portare a termine normalmente la legislatura convincendo Soru a ritirare le dimissioni. «Una notizia che ci preoccupa e che giunge in un momento delicato ed importante del governo riformista della giunta regionale. Lavoreremo nelle prossime ore per ricomporre il quadro politico e fare in modo che non si apra la strada della fine anticipata della legislatura» ha dichiarato Andrea Orlando, portavoce del Pd. «Lavoreremo - ha spiegato Orlando - per evitare la fine anticipata della legislatura e consentire di proseguire un'azione di trasformazione della Sardegna che riteniamo importante e decisivo>>.

domenica 9 novembre 2008

Un voce fuori dal coro


Auguri ad Obama. In questa atmosfera di entusiasmo generale-globale per la sua vittoria io mi sento moderatamente entusiasta.

Innanzitutto per rifiuto di ogni atteggiamento retorico e per scaramanzia. Credo fermamente che le cose possano cambiare e per questo motivo preferisco attendere e riservarmi di osservare con occhio attento la sua azione e i suoi risultati piuttosto che glorificarlo e caricare di aspettative il suo mandato. Inoltre perché spero che questa prudenza possa portargli bene, un Obama efficace sin da subito potrebbe infatti portare dei benefici anche in Italia e soprattutto in Sardegna in vista delle Regionali 2009.

Un secondo motivo è dovuto al fatto che guardo a ciò che sta succedendo in America attraverso le lenti di quella che percepisco essere la situazione italiana e, più in particolare, sarda dentro il contesto italiano. Guardare l’American Dream attraverso queste lenti è un po’ come vedere attraverso uno specchio deformante, così potente da modificare non solo le immagini ma anche i suoni. Ecco che, con questa lettura, tutto appare caricaturale e maccheronico sino al ridicolo.

Lodare la società aperta, dove tutto è possibile, dove il cambio è realizzabile, dove contano feedback e opportunità mi appare incommensurabilmente distante da quella che di fatto è una società bloccata, scarsamente meritocratica e incapace di generare opportunità che non siano quelle di una scatola magica televisiva da scegliere all’ora di cena. Quando si è incapaci di generare opportunità al proprio interno è molto più facile vagheggiare il sogno di un “El dorado” anziché creare i presupposti per realizzarle. E’ una strategia che, sino a tempi molto recenti e in parte anche adesso, è stata funzionale alla copertura delle responsabilità della classe dirigente italiana.

Se a queste lenti si aggiungono quelle sarde allora la deformazione rischia di diventare opacità e miopia dove, da un lato, non si distinguono i contorni di quelli che sono i veri riformatori e innovatori locali e, dall’altro, si sfuocano quelli che provengono da Oltreoceano.

Perciò preferisco cantare fuori dal coro, conservare e sostenere genuinamente l’importanza del messaggio che Obama porta con sé ed invitarvi alla lettura de "Il Codice di Perelà" di Aldo Palazzeschi. E’ un romanzo futurista, spesso sottovalutato, che, tra i vari piani di analisi, testimonia sui rischi della personificazione delle idee.

DA NON PERDERE, "SORU, ALLA GRANDE!"
Riporto il video tratto da "Le invasioni barbariche", dell'intervista di Daria Bignardi a Renato Soru (Presidente della Regione Autonoma della Sardegna) andata in onda su La7 venerdì 7 novembre. L'intervista si conclude con una frase che forse potrebbe giá diventare il motto delle Regionali 2009:"Soru, alla grande."



Una volta, in un' intervista, Italo Calvino disse " In Italia le cose semplici non vengono mai dette. Questa epidemia ha colpito la nostra politica, i nostri giornali, la nostra burocrazia. E' l'antilingua, l'imprecisione, la ridondanza, il barocchismo inutile."

29/11/2008
Sono passate poche settimane da questo post ed è successo di tutto: Renato Soru si è dimesso e il "Caso Sardegna" sta diventando un caso nazionale. Riporto l'editoriale di Giovanni De Mauro, direttore di "Internazionale" , pubblicato anche su www.altravoce.net. Sembra quasi che abbia letto il mio post... ;-))

«Tutti cercano gli Obama,introvabili in Italia tra i giovani Pd. Al limite,
l'outsider Soru più estraneo all'establishment»

"È sempre con una punta di soddisfazione che si seguono le disavventure altrui, come l'imbarazzante duello per la leadership del partito socialista francese, con accuse di brogli e insulti degni del parlamento italiano. Ma è una soddisfazione di cui bisognerebbe vergognarsi. Tutti cercano gli Obama europei. Senza capire che il nuovo presidente statunitense ha vinto anche perché è un outsider, lui e la moglie Michelle non provengono dalle famiglie dell'élite, è un politico nero a cui soltanto otto anni fa il partito non concesse l'accredito per assistere alla convention di Los Angeles. Con tutto il rispetto, qui da noi non è tra i “giovani” del partito democratico che sembra nascondersi l'eventuale Obama italiano. Al limite è più estraneo all'establishment politico un ricco imprenditore come Renato Soru, che in televisione è impacciato, suda e sta in silenzio, e in Sardegna fa proposte rivoluzionarie come il divieto di costruire in una fascia di trecento metri dal mare".

martedì 24 giugno 2008

Speranza e coraggio.


Per questo motivo non mi stanco di dire che il gioco delle parti va bene, va benissimo. Però stiamo attenti, perchè se dipingiamo la realtà più nera di quello che è sa quello che succede? Che la gente perderà la speranza. E se perde la speranza ha anche meno coraggio, e se non abbiamo speranza e coraggio non andremo avanti.

domenica 22 giugno 2008

Cacciari contro Renato Soru.


In un'intervista rilasciata il 22/06/2008 a Repubblica Massimo Cacciari dà, nell'ambito di un'analisi del voto post-elezioni politiche,una valutazione semplicistica e a mio avviso irriverente verso uno dei protagonisti più autorevoli della via italiana al riformismo degli ultimi cinque anni: Renato Soru (Presidente della Regione Autonoma della Sardegna).


Titolo articolo
Cacciari: “Il Pd è sceso sotto il 30 per cento, servono assise a gennaio su mozioni contrapposte”. “Non c´è alternativa a Walter ma accetti la sfida del congresso”
di Goffredo De Marchis

Intervista
Giornalista: Oggi il Pd è sotto il 30 per cento, come dicono i sondaggi?
Cacciari: «Sì, non c´è dubbio. Guardiamo la Sicilia. Ma non solo. In Sardegna abbiamo perso clamorosamente in comuni dove si vinceva da 10 generazioni. E glielo dico adesso: lì perderemo anche le regionali del prossimo anno perché governa uno con la puzza sotto il naso che non ha capito che il traino è la piccola impresa, il capitalismo personale, non la grande industria».

lunedì 12 novembre 2007

The saviour of Sardinia


Renato Soru (picture La Presse) is the President of the Sardinia Region. On 1997 founded Tiscali and became the most important internet player in Italy. In 2003, at 46, he decided to go into politics, launching "Project Sardinia" on the centre-left, committed to checking the despoliation of the coastline by what he called "savage tourism".
One year later, Mr Soru swept to power as president of the Sardinian region. His first act, to the fury of the developers, was to freeze all building within two kilometres (1.25 miles) of the coast. "This is a measure that will protect Sardinia and Sardinians for the next 500 years," he said.
As more and more of the Mediterranean is essentially destroyed by resort tourism, the message is bound to spread. Mr Soru's new role as "Ambassador for the Coasts" in the UN's Environment Programme gives him the chance to spread the word.
Despite his businness success he is an unlikely politician. You would never call him charismatic: he was and remains painfully shy. He speaks in a soft monotone, as if talking to himself; unlike every other Italian in the world, his hands remain motionless. But these handicaps were more than compensated by his advantages: his money, needless to say, but also his political vision for the island where he was born, and the courage he has shown in facing down the developers.( you can read the full article at http://news.independent.co.uk/europe/article2742788.ece).